La violenza sulle donne nelle tele di Edgar Degas ed Elisabetta Sirani – Libertà e arte
Libertà e arte

La violenza sulle donne nelle tele di Edgar Degas ed Elisabetta Sirani

Due dipinti, due artisti, una donna: Elisabetta Sirani e un uomo: Edgar Degas che in epoche lontane tra loro e in modo molto diverso hanno voluto raccontare con pennelli e colori l’efferata violenza sulle donne, esprimendone anche gli stati d’animo e le reazioni.

Il primo dipinto è “Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno”, realizzato nel 1659 dalla pittrice bolognese Elisabetta Sirani, commissionatole da un banchiere e conservato oggi al Museo Nazionale di Capodimonte.

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Elisabetta Sirani (1638-1665) – Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno, 1659 – Museo Nazionale di Capodimonte.

Timoclea visse nel 300 a.c. a Tebe, Antica Grecia. Durante l’assedio e il saccheggio di Tebe da parte delle truppe di Alessandro Magno (335 a.c.), Timoclea fu vittima della violenza di un ufficiale macedone e divenne tristemente famosa per essersi vendicata, uccidendo il suo violentatore.

Dopo aver usato violenza sulla giovane donna, l’ufficiale di Alessandro Magno le chiese se conosceva un posto ove fossero nascosti denari od oggetti di valore. Timoclea, coraggiosa e fiera rispose di sì e condusse il comandante ad un pozzo asciutto dicendogli che al fondo del medesimo si trovava un vero e proprio tesoro. Quando l’uomo si sporse sull’orlo del pozzo per guardare dentro, Timoclea lo spinse dentro e gli buttò sopra dei sassi fino a farlo morire. La donna fu immediatamente portati davanti ad Alessandro Magno, con l’accusa di aver ucciso il comandante; ma il coraggio, la grande dignità e la volontà dimostrati da Timoclea impressionarono talmente Alessandro che decise di graziare la donna liberando sia lei che i suoi figli, arrestati insieme alla madre.

Elisabetta Sirani ha immortalato Timotea nel momento in cui si vendica della violenza subita, gettando il suo stupratore dentro il pozzo.

La vicenda ha ispirato diversi altri pittori come Jean-Charles Nicaise Perrin (Francia, 1754–1831) o Domenico Zampieri detto Domenichino (Italia, 1581–1641).

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Jean-Charles Nicaise Perrin – Alexandre et Timoclée, 1782 – olio su tela – 101×136 cm – Musée des Beaux-Arts, Toulouse (Francia)
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Domenico Zampieri detto Domenichino – Timoclea davanti ad Alessandro Magno, 1615 ca – olio su tela – 110×150 cm – Museo del Louvre, Parigi (Francia)

Nel 1800, Edgar Degas affrontò questo tema con il dipinto “Lo Stupro” (Le Viol, titolo assegnato in un secondo tempo all’opera la cui denominazione originaria di Degas era “Intérieur” – Interno).

La tela, realizzata tra il 1868 e il 1869 e conservata oggi al Philadelphia Museum of Art, rappresenta una camera da letto nella quale si trovano un uomo e una donna che, come indica il titolo dell’opera sono l’autore e la vittima di uno stupro.

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Edgar Degas – Lo stupro, 1868-1869 – olio su tela – 81×116 cm – Philadelphia Museum of Art, Philadelphia (USA)

Sulla destra, in ombra c’è un uomo, alto, inquietante, in piedi con le gambe tese, lo sguardo severo, con barba e orecchie appuntite come a raffigurare il male; dietro di lui la sua ombra è ancora più grande, minacciosa e incombente. Sta guardando in modo sprezzante e trionfante la sua vittima, raffigurata sulla sinistra della tela: una ragazza afflosciata su una sedia, impaurita e umiliata, con la testa bassa e di spalle all’uomo, come a voler sfuggire al suo sguardo. La donna è in sottoveste con una spallina calata, il suo corsetto è ancora per terra, sul pavimento.

La stanza è in penombra, l’unica lampada al centro del dipinto illumina la ragazza conferendole così importanza e volendo contrapporre l’uomo nell’ombra come il male oscuro, e lei, la vittima della violenza come l’innocente degna di stare alla luce. I colori scuri e la composizione del dipinto rendono perfettamente l’atmosfera inquietante, la paura e la distanza tra i due protagonisti.

Secondo Bernd Growe (1950-1992), uno dei principali storici dell’arte tedeschi: “La scena […] immortala l’umiliazione della donna … il contrasto latente tra impotenza e aggressione rivela … la mancanza di una via d’uscita per [i due personaggi]. Degas … mostra la coppia ricacciata in un definitivo isolamento nel quale ambedue rimangono rinchiusi: un carcere per entrambi.”

LeA

Fonti:
ilgiornaleoff.ilgiornale.it
it.wikipedia.org
arte.rai.it

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