Ulisse Caputo, dalla pittura napoletana di fine ‘800 al post-impressionismo francese – Libertà e arte
Libertà e arte

Ulisse Caputo

Ulisse Caputo, dalla pittura napoletana di fine ‘800 al post-impressionismo francese

Era italiano, nato a Salerno nel 1872 ma, come numerosi suoi colleghi che avrà occasione di conoscere, quali Balestriere, Boldini o Zandomenighi, Ulisse Caputo decise, a circa ventisette anni di lasciare l’Italia e di trasferirsi in Francia, a Parigi dove rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1948.

Due forti motivazioni spinsero Caputo ad espatriare: innanzitutto la cocente delusione per l’insuccesso che riscossero le sue opere nelle prime esposizioni cui prese parte, tra Milano e Napoli nel 1897; ma anche il suo profondo interessamento per le nuove espressioni artistiche dell’epoca.

Nel 1899 Caputo, allievo di Morelli al Real Istituto di Belle Arti di Napoli, partì lontano dell’accademismo chiuso alle nuove tendenze che veniva promosso ed insegnato in Patria, verso la Ville Lumière, capitale dal grande fervore intellettuale e rinnovamento culturale, fulcro dell’arte moderna di allora.

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Terrazzo, 1906 – olio su tela rip. su cartone – 24×33 cm

Inizialmente, per guadagnarsi da vivere l’artista italiano dovette accontentarsi di lavorare come illustratore; ma ben presto, a partire dal 1901, stimolato dal rinnovamento artistico in atto e grazie all’aiuto di suo suocero, l’editore, estimatore e collezionista d’arte Angelo Sommaruga, Caputo ebbe accesso ai migliori salotti della città e si affermò con una vasta produzione di opere, oggi sparse per lo più in collezioni private, raffiguranti la società mondana parigina, eleganti signore della borghesia, ritratte anche nei loro ambienti domestici, belle vedute della capitale francese, sale di caffè concerto e, in particolare, numerosi ambienti teatrali per i quali Caputo nutriva grande interesse;
passione, quella per il teatro, trasmessagli dal padre, scenografo e decoratore del Teatro Verdi di Salerno che sempre aveva assecondato le tendenze del figlio, indirizzandolo e avviandolo verso la carriera artistica. Caputo non mancò quindi di organizzare il suo atelier di Parigi in modo da sperimentare anche scenografie teatrali.

A Teatro

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La Loggia del Teatro, 1909 ca – olio su tela – collezione privata, Napoli

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Al Caffè 

In privato

Celebre la sua “Cuffietta bianca”

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Lady in blu

Alla finestra

Grande successo riscosse “La Violoncellista”

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La violoncellista, 1910 – olio su tela rip. su cartone – 32,5×23,5 cm – Museo Nazionale di Santiago, Cile
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Lady in blu

Fortemente influenzato dall’impressionismo francese e americano, in particolare da quello dell’amico Richard Edward Miller, Caputo trasformò rapidamente il suo stile passando dalla classica pittura napoletana a dipinti caratterizzati da pennellate veloci e da disinvolte dissonanze tra colori forti, brillanti e vivaci, suggerite proprio da Miller.

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Romanticismo, 1910 – olio su tela – 65 x 84 cm. Probabile ritratto di Maria Sommaruga che Caputo sposò nel 1904 e dalla quale ebbe tre figli. Maria era sua modella e figlia dell’editore Angelo Sommaruga.
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Il kimono verde – olio su tela – 41,5×33,5 cm – collezione privata, Milano
Un’altra musa ispiratrice di Caputo fu, tra il 1914 e il 1920 la bella modella Simon che, particolarità, verrà sempre ritratta con lo sguardo fisso sull’osservatore, mentre in genere le donne di Caputo erano sfuggenti e guardavano altrove con fare sognante, assorte nei loro pensieri.
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La modella – olio su tela – 60 x 80 cm

Con gli anni anche il post-impressionismo fece presa su Caputo che, intorno al 1910-1913 si recò più volte in Bretagna per sperimentare la Scuola di Pont-Aven di Gauguin e dei Nabis. I dipinti di quel periodo sono nelle collezioni permanenti dei musei locali.

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Processione in Bretagna, 1910 ca – olio su tela – 82 x 100 cm

Importanti furono i quattro anni vissuti a Aix-en-Provence, dal 1918 al 1922, dove Caputo strinse amicizia con la vedova di Cézanne, deceduto nel 1906 e considerato uno dei massimi esponenti del post-impressionismo francese.
Lo studio e la sua passione per la luce lo avvicinarono al puntinismo e al divisionismo italiano, come nel ritratto di Ninette, famosa attrice del teatro parigino, dove la luce è suddivisa in un turbinio di colori.

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Ritratto di Ninette – olio su tela – 100 x 80 cm
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Provenza felice, 1921

Grazie al suo spiccato gusto per il colore, al suo stile accattivante dai contrasti cromatici e luminosi, agli abili giochi di luci e ombre, alla valorizzazione della figura femminile, Caputo si garantì la presenza fissa nei Saloni parigini e italiani.
I suoi dipinti, armoniosi e poetici furono esposti in tutte le più importanti mostre d’Europa e del mondo; l’artista si fece conoscere ed apprezzare in Argentina, in Cile, in Egitto e negli Stati Uniti, acquistando una fama internazionale che gli valse numerosi premi, riconoscimenti, commissioni private e incarichi ufficiali, come la missione in Marocco affidatagli nel 1924 dal governo francese, al seguito di una spedizione coloniale, da cui una serie di dipinti realizzati in diverse città del paese.
Nello stesso anno Caputo divenne Cavaliere della Corona d’Italia e nel 1936 tenne a Napoli la sua ultima personale.

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Marocco

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Marocco
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Il vecchio seduto, 1914 – olio su tela – 100 x 80 cm
Fonti:
altekunst-vienna.com
treccani.it/enciclopedia
it.wikipedia.org
lart9.com
sba.it
invaluable.com 
artnet.com
vincentgalleria.it

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