GIUSEPPE LOMBARDI VALLAURI – RICORDO DI UN’AMICIZIA BREVE, INTENSA, PREZIOSA – Libertà e arte
Libertà e arte

GIUSEPPE LOMBARDI VALLAURI – RICORDO DI UN’AMICIZIA BREVE, INTENSA, PREZIOSA

 

 

Il suo motto: “Amore, Forza, Gioia”.

La sua passione: “Il Fiume” come serenità, libertà, vita.

Per tanti che lo conoscevano: Padre e Guida spirituale, amico, confidente.

Per me:

L’ho conosciuto ma non facevo parte del gruppo dei suoi ragazzi. Io non ho mai fatto parte di nessun gruppo, non mi sono mai riconosciuta né immedesimata in nessuna formazione, in nessun gruppo sportivo, ricreativo, politico o intellettuale: indipendente a tutto tondo ma non per esserci arrivata con l’esperienza, convinta e consapevole, solo per essermici ritrovata, lasciatami portare e travolgere dal flusso e dagli eventi legati alla mia vita senza mai chiedermi se accettarli ed accoglierli o rifiutarli e combatterli. L’ho conosciuto e passato del tempo con lui ma a quell’epoca non ero pronta mentalmente, spiritualmente, col cuore aperto e disponibile, consapevole abbastanza per imparare da lui ed assorbire i suoi insegnamenti, confrontarmi con lui e condividere i miei punti di vista perché allora non ne avevo ancora di punti di vista, ne ero alla ricerca.

Infatti, posso dire che in maniera diretta o indiretta, attraverso il suo gruppo di ragazzi, consciamente o no, con le parole o con l’esempio, Beppe sia riuscito a intaccare, scalfire ed incrinare quella corazza dura e fredda come l’acciaio che mi ricopriva totalmente e abbia permesso di arrivare alla mia coscienza le onde quasi impercettibili di una eco lontana, l’eco dei pensieri, dei sentimenti, delle percezioni, delle emozioni, della vitalità di una persona alloggiata profondamente dentro di me ma sconosciuta.

E’ stato in occasione dei suoi incontri che ho cominciato a pormi domande su determinati argomenti fino ad allora ignorati o quantomeno considerati inutili all’esistenza. E’ tramite lui che ho iniziato a delineare i contorni di quel disagio talvolta subdolo e strisciante, talvolta più concreto e palpabile che ha da sempre caratterizzato la mia vita. Di nomi a questo disagio, con l’aiuto di medici, gliene avevo già dati tanti: depressione latente, depressone maggiore, difficoltà nei rapporti con gli altri, difficoltà a comunicare, difficoltà ad amarmi ecc., diagnosi che rispecchiavano l’effetto e non la causa, la cui cura è sempre stata fine a se stessa e mai risolutiva.

Ricordo chiaramente il mio interrogarmi, le mie sensazioni, i miei dubbi e le parole scambiate all’epoca con Beppe e posso affermare con sicurezza che è stato allora che hanno incominciato a farsi strada e ad affacciarsi alla mia mente diverse verità strettamente personali che si riveleranno poi negli anni successivi vincenti e fondamentali alla mia crescita spirituale ma non solo, alla mia consapevolezza, al riconoscere e accogliere quella parte di me celata e rifiutata che scalpitava per emergere. Grazie a Beppe ho cominciato ad intravedere in lontananza e a prendere in considerazione una dimensione a me del tutto nuova, un qualcosa che iniziava a sgretolare quel mondo prettamente materialista e terreno che vivevo, l’unico che avessi mai conosciuto. Quello di cui parlo non si chiama religiosità o Fede intesa nel senso classico del termine, non si tratta di essere più o meno credenti o osservanti, di allinearsi ai rigidi precetti e agli schemi istituzionali della Chiesa, si tratta di aver fatto mia interiormente la certezza che non siamo solo fisicità, materia, corpo, mente, sentimenti ed emozioni che derivano comunque dal nostro cervello. Che c’è dell’altro, impalpabile, etereo, indescrivibile a parole, lo si sente. Un qualcosa che da sicurezza, consolazione, pienezza, che non stavo cercando, ma aspettando perché neanche ne supponevo l’esistenza, non avrei saputo cosa cercare, ma mi mancava, come mi mancava me stessa.

Così è stata le mia amicizia con Beppe, Padre Gesuita nato e morto a Roma all’età di 68 anni.

Ne parlo perché quest’anno ricorre il decimo anniversario della sua scomparsa e perché è stata una persona umanamente grande, rimasta purtroppo nell’ombra e sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone.

Apparteneva ad una nota famiglia piemontese, della quale fa parte anche Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

Oltre Roma, le sue città sono state Torino, Firenze e Dronero, paese di origine dove amava ritornare spesso.

Una volta conclusi gli studi teologici, intorno ai 25 anni, prima di diventare sacerdote decise di provare se stesso e la sua Fede facendo il giro del mondo da solo, senza soldi per circa 1 anno. Le tappe salienti del suo viaggio furono l’India, il Kenya, il Giappone e gli Stati Uniti.  Di ritorno a Roma confermò la sua volontà di entrare nell’Ordine dei Gesuiti e di dedicare la sua vita alla Chiesa, ma secondo canoni e comportamenti non tradizionali.

Fuori dagli schemi e poco allineato con l’Istituzione ecclesiastica, è stato un “Rivoluzionario della Fede” e fautore di un cambio di vita. Si è occupato essenzialmente di organizzare e seguire Comunità di giovani universitari, insegnando loro col suo esempio e la vita concreta il significato di “essere Cristiani” senza “appartenere” all’ Istituzione.

LeA

schema

Foto testata tratta da www.naturamediterraneo.com

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