ESSERE – TRA VERDE E BLU – Libertà e arte
Libertà e arte

ESSERE – TRA VERDE E BLU

Il suo nome, Tindara, e il sangue che le scorreva dentro erano gli unici legami concreti con questa Terra dove da oggi aveva deciso di stabilirsi.

La Sicilia non l’aveva mai vista, era nata in Argentina, ma le storie dei suoi genitori, i sapori, gli odori e la musica dentro i quali era cresciuta le avevano fatto amare da sempre quell’isola e fatte sentire profonde le sue radici italiane.

Per questo Tindara, a 40 anni, dopo la morte dei suoi anziani parenti, aveva deciso di trasferirvisi, non sapeva per quanto, lasciando a Buenos Aires un lavoro che non l’appagava e amici con i quali si sarebbe comunque tenuta in stretto contatto.

Buenos Aires l’aveva intrappolata, e si era lasciata intrappolare, in una vita frenetica, asfissiante, falsa.

Aveva detto basta e la Sicilia le era sembrata la destinazione giusta per ritrovarsi. Si era informata, preparata ed aveva organizzato tutto con cura.

Sognava una vita decorosa ma semplice, un posto suo, non troppo isolato ma appartato e silenzioso dove potersi fermare, pensare e decidere quale indirizzo dare alla sua esistenza.

Questo posto l’aveva trovato sulla costa siciliana a Sud di Ragusa. I suoi risparmi e un colpo di fortuna l’avevano portata in riva al mare, la piccola casa in pietra che aveva affittato aveva un bel pergolato e un giardino che finiva sulla sabbia.

Tindara non poteva desiderare niente di diverso, attratta com’era indistintamente dal verde di prati e alberi e dal blu del mare, come fossero due grandi calamite naturali.

Quella sera aveva cenato fuori, nel pergolato e pensava che si sarebbe presa tutto il tempo disponibile e necessario per valutare bene il suo futuro.

La prima cosa, quella più importante e più difficile da compiere era di abbandonare per sempre le ossessioni che la tormentavano e che non le permettevano, malgrado la sua intensa voglia, di godere a pieno della vita.

Abbandonare per sempre il pensiero estenuante di quello che fino ad allora lei era stata, di quello e di come avrebbe voluto o potuto essere e che non era. Si era sempre sentita sbagliata, fuori posto, dis-integrata, mai se stessa (ma chi era lei stessa?), bensì il riflesso di quello che lei pensava che gli altri volessero che fosse.

Abbandonare le etichette che le circostanze della vita e lei stessa avevano incollato al suo corpo in modo talmente forte da risultare indelebili tatuaggi. Aggettivi e frasi sputate ingiustamente che avevano formato una seconda pelle, erano state assorbite, si erano sciolte, erano colate, avevano investito e intossicato il suo organismo più profondo e la sua mente.

Tindara, d’ora in poi, voleva “essere”, semplicemente “essere” quella di ora, di oggi, senza perché o percome, “essere” secondo il suo istinto, il suo volere, le sue passioni e i suoi gusti, senza scusarsi di esserci, ma essendone felice. Voleva aprire le finestre di casa sua, facendo entrare il sole, mostrandosi e salutando le persone che passavano, anziché guardare il mondo di soppiatto da dietro le persiane socchiuse e le tende tirate.

Tindara aveva voglia di “sentirsi” fisicamente e “ascoltarsi”, toccando la terra e l’erba sotto i piedi scalzi, abbracciando gli alberi e parlando con i fiori. Si sarebbe immersa in mare una volta, due e poi immersa ancora e il mare avrebbe, giorno dopo giorno staccato, disciolto e portato via con se le odiate etichette, gli assurdi convincimenti e i fantasmi di una vita.

LeA

Il dipinto di testata è: "Estate in Åsgårdstrand" di Edvard MUNCH, 1889

 

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