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“Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna” (da Orlando di Virginia Woolf)

Virginia Woolf (1882-1941), scrittrice e saggista britannica, considerata come una delle più importanti figure della letteratura del XX° secolo, è stata anche editrice, mecenate e attivista politica, impegnata nella lotta per la parità di diritti tra i due sessi. La sua fervente e poliedrica personalità è stata purtroppo oscurata da esaurimenti nervosi, forti sbalzi d’umore e crisi depressive causate da drammatici avvenimenti che hanno condizionato la sua vita, hanno preso il sovravvento e l’hanno portata al suicidio a soli cinquantanove anni.

Malgrado ciò, in alcune bellissime frasi di Virginia, tratte dal “Diario di una scrittrice” (edito da Minimum Fax nel 2005), non mancano forza, coraggio, ardore, un pizzico d’ironia, amore per la vita e naturalmente per i libri, la scrittura e l’arte.

Ritratto di Virginia Woolf realizzato nel 1912 da sua sorella Vanessa Bell, pittrice di talento alla quale la scrittrice era molto legata.

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Vanessa Bell – Ritratto di Virginia Woolf, 1912

Da “Diario di una scrittrice”

Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.

L’arte è libertà da ogni predicazione, le cose in se stesse, la frase bella in se stessa; mari sconfinati; narcisi selvatici che appaiono prima che la rondine osi.

Leggere e scrivere

Che fonte inesauribile di piacere sono i libri per me! […] Credo che potrei vivere qui beatamente, leggendo in eterno.

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Vanessa Bell – Donna che legge in interno

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Frank Bramley – Deliziosa solitudine, 1909 – olio su tela – collezione privata

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Frederick Childe Hassam (Stati Uniti 1859-1935) – Divano nel portico, 1914

È facile ripromettersi di prendere appunti, ma scrivere è un’arte difficilissima. Bisogna scegliere continuamente […]Pensare ciò che si vuole scrivere sembra facile; ma il pensiero evapora, sfugge qua e là.

Quando scrivo a pieno ritmo vorrei soltanto passeggiare e avere una vita infantile e assolutamente spontanea. […] la necessità di comportarmi in maniera accorta e ragionata con gli estranei mi strappa in un’altra sfera…

Non scrivo con gusto o con piacere, perché devo concentrarmi troppo. Non mi viene filato, naturale, ma lo metto giù faticosamente, frase per frase…Con molto sforzo scrivo due parole completamente assurde: scrivo varianti di ogni frase, compromessi, tentativi falliti, possibilità, finché il mio quaderno sembra l’incubo di un pazzo.

Se il mio cervello, distratto da un’ansia o da altra causa, deve distogliersi dalla carta bianca, è come un bimbo sperduto, che gira per casa e siede a piangere sull’ultimo gradino.

Il lavoro deve nascere da un sentimento profondo, diceva Dostoevskij. È il mio caso questo? O mi limito a inventare con le parole, amandole come le amo? …

Credo che pochi siano torturati come me dallo scrivere. […] Il mio cervello è come una bilancia di precisione: basta un granello a farlo precipitare.
Questo insaziabile desiderio di scrivere qualcosa prima di morire, questo senso divorante della febbrile fugacità della vita, che mi fa avvinghiare, come un uomo a una roccia, alla mia sola àncora.

Dovrei tendere a un’ampiezza e a un’intensità immense. Dovrei metterci satira, commedia, poesia, narrativa. […] devono esserci milioni di idee ma nessun sermone – storia, politica, femminismo, arte, letteratura – insomma, un compendio di tutto ciò che so, sento, derido, disprezzo, amo, ammiro, odio e via dicendo.

Provo un’impressione stranissima, ora, come se fossimo tutti coinvolti in qualche enorme operazione: la sensazione dello splendore di questa impresa – la vita: la capacità di morire: un’immensità che mi circonda. No – non riesco a esprimerla – lascerò che maturi in “un romanzo”, senza dubbio. (È così che nasce in me lo spunto da cui si coagula il libro.)

Eppure l’unica vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più molto bisogno di soldi o di vestiti … Con quanta interezza vivo nella mia immaginazione; come dipendo assolutamente da zampilli di pensiero che mi vengono mentre cammino, mentre mi siedo; cose che roteano nella mia mente, componendovi un incessante corteo, che dovrebbe essere la mia felicità.

Vivere e morire

Nella mia mente c’è un’irrazionale scala di valori.

Il mio spirito è avido soltanto di verdi campi, di sole, di vino; di starmene seduta a non far niente.

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Camille Pissarro – Effetto del sole al mattino, Eragny, 1899 – olio su tela – 65 x 81 cm – Israel Museum, Gerusalemme

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Vanessa Bell – Virginia Woolf sulla sdraio, 1912 – olio su tela – collezione privata.

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Oscar Bluhm (Germania, 1867-1912) – Sotto il pergolato, 1892

Penso a come contiamo poco, come tutti contino poco; com’è travolgente e frenetica e imperiosa la vita, e come tutte queste moltitudini annaspino per restare a galla.

Penso vagamente alla possibilità di morire d’improvviso e mi dico “Beh, allora mangia, bevi, ridi e da’ da mangiare ai pesci”.

Se non vivessimo audacemente, prendendo il toro per le corna e tremando sui precipizi, non saremmo mai depressi; ma già saremmo appassiti, vecchi, rassegnati al destino.

Credo che vorrei, per l’avvenire, quest’esistenza più umana: dissiparmi prodigalmente tra gli amici, sentire la vastità e il gusto del vivere umano.

Mi sono costretta in una certa misura a rompere ogni schema e a trovare una forma inedita di essere – cioè di espressione – per ogni cosa che sento o penso.

Vecchio problema: come mantenere il volo della mente e insieme essere precisi? L’enorme differenza tra l’abbozzo e l’opera compiuta.

Sono una grande dilettante nell’arte della vita, decisa a succhiare la mia arancia, e poi subito via come una vespa se il boccio su cui riposo appassisce.

LeA

Fonti:
it.wikipedia.org
it.wikiquote.org

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