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A gettare le basi dell’Impressionismo furono fondamentali, nella prima metà dell’Ottocento i grandi esponenti del romanticismo come gli inglesi Turner e Constable, il francese Delacroix o il tedesco Caspar David Friedrich.

Ma furono soprattutto francesi i protagonisti di questo nuovo movimento artistico che a Parigi, intorno al 1860 rivoluzionò la pittura dei secoli precedenti e mise in pratica uno stile legato alla realtà sensibile, fedele al processo visivo e basato soprattutto sull’uso del colore e della luce, sulla pittura en plein air e sull’esaltazione dell’attimo fuggente.

Il precursore indiscusso di questo profondo cambiamento fu Edouard Manet (1832-1883) che “…per primo, rompendo schemi ormai frusti, provocò la tempesta che doveva aprire la strada all’Impressionismo e alla pittura moderna in genere…” (Marcello Venturi 1925 –2008, scrittore, critico d’arte e giornalista, esponente del neorealismo).
Nel 1863, Manet espose al Salon di Parigi il suo famoso “Le déjeuner sur l’herbe” (La colazione sull’erba), rilettura del “Concerto campestre” di Tiziano, creando grande scandalo e sconcerto nel pubblico e nella critica.

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Édouard Manet – Déjeuner sur l’herbe (Colazione sull’erba), 1863 – olio su tela – 208×264 cm – Musée d’Orsay, Parigi

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Tiziano – Concerto campestre, 1510 ca – olio su tela – 110 × 138 cm – Museo del Louvre, Parigi

A scandalizzare furono il soggetto della donna nuda, allegoria della natura per Tiziano ma senza alcun significato preciso per Manet e la tecnica usata dal pittore francese.

Il dipinto fu per lui solo un pretesto per evidenziare la novità del suo stile pittorico rispetto a quello del passato: se prima si dava importanza e si rappresentavano le forme e lo spazio, si sovrapponevano e mescolavano i colori perdendo così gran parte della luce riflessa, l’intento di Manet fu quello di restituire sulla tela la stessa realtà come la percepisce l’occhio umano, dando cioè precedenza ai colori e alla luce (elementi principali della visione) per trasformarli solo dopo in forme e spazio, come i nostri occhi percepiscono inizialmente luce e colori che vengono poi elaborati dal cervello e distinti solo dopo come forme e spazio in cui sono collocate.

Per ottenere questo risultato l’artista parigino evitò il più possibile la sovrapposizione classica dei colori per non perdere la luce riflessa e conferire al dipinto la stessa intensità visiva e la stessa sensazione luminosa della realtà, accostò solo colori complementari, senza diluirli per realizzare il chiaro-scuro.

Guardandolo da vicino il dipinto si presentava come una somma di macchie, acquisendo maggior nitidezza, forma e suggestione solo ammirandolo da lontano.

Fu questo che sollevò i pareri negativi di pubblico ed esperti, l’opera apparve rozza e molto poco elaborata in quanto all’epoca erano tutti abituati a valutare un pittore verificando le tele proprio da vicino per giudicare meglio il livello di definizione e di perfezione della stesura pittorica.
La tecnica di Manet suscitò invece un notevole interesse tra quei giovani pittori che, rifiutati dal mondo accademico ed ufficiale dell’arte, seguirono il suo insegnamento, entusiasti di poter utilizzare i colori in totale libertà e sottrarsi al vincolo di creare prima una forma e poi darle un colore.

Alcune opere di Manet in ordine cronologico, dal 1862, un anno prima del “Déjeuner sur l’herbe” fino al 1882, un anno prima della morte dell’artista.

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Édouard Manet (1832–1883) – Musica alle Tuileries, 1862 – olio su tela – 76.2 × 118.1 cm – National Gallery, Londra

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Édouard Manet (1832–1883) – Sulla spiaggia di Boulogne, 1868 – olio su tela – 32 x 65 cm – Virginia Museum of Fine Arts, Richmond (Stati Uniti)

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Édouard Manet (1832–1883) – La partita di Croquet, 1873 – olio su tela – 72,5 × 106 cm – Istituto d’Arte Städel, Francoforte

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Édouard Manet (1832–1883) – Nana (dettaglio), 1877 – olio su tela – 154 × 115 cm – Hamburger Kunsthalle, Amburgo

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Édouard Manet (1832–1883) – Pavimentatori della Rue Mosnier, 1878 – olio su tela – 63 x 79 cm – Collezione privata

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Édouard Manet (1832–1883) – Café Concert o Cabaret Reichshofen, 1878-9 ca – olio su tela – 78 x 84 cm – Walters Art Museum, Baltimora (Stati Uniti)

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Édouard Manet (1832–1883) – Ragazza nel giardino di Bellevue, 1880 – olio su tela – 92 X 70 cm – Collezione della Fondazione E.G. Bührle, Zurigo

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Édouard Manet (1832–1883) – Casa a Rueil, 1882 – olio su tela – 71,5 x 92,3 cm – Alte Nationalgalerie, Berlino

Ecco, in grande sintesi, l’origine dell’Impressionismo. Ma è altresì affascinante cercare di capire come ha potuto, nella mente del giovane Manet germogliare una tale riforma artistica.

Stando a quanto scritto da Sol Biderman, romanziere, drammaturgo e critico d’arte americano, nonché da Washington Maguetas, pittore impressionista brasiliano, noto e apprezzato a livello internazionale, tutto ebbe romanticamente inizio nel 1849, in Brasile.
Allora, il diciassettenne Manet, arruolato in Marina, si trovava sulla nave scuola “Havre et Guadeloupe”, ormeggiata a Guanabara, nel porto di Rio de Janeiro. Il futuro pittore venne sopraffatto dall’intensità della luce e dal riflesso delle case, delle montagne e delle foreste sulle acque tranquille della baia. La bellezza e i colori della natura di Rio de Janeiro lo catturarono, come egli stesso descrive nelle lettere inviate alla famiglia: “La baia di Rio de Janeiro è affascinante, … circondata da montagne verdi, sulle quali si notano qua e là, belle case … Le passeggiate sono stupende, possiamo godere della natura più bella che si possa immaginare e ci sono a portata di mano tanti frutti quanti ne possiamo desiderare. Ogni giorno, da terra vengono caricate a bordo banane, arance, ananas, ecc. … I dintorni della città è d’incomparabile bellezza, non ho mai visto una natura così splendida.”

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Thomas Ender (1793–1875) – Panorama della Baia di Guanabara, XIX° secolo – acquerello – 41 x 27 cm – Museo d’Arte di San Paolo

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Henry Chamberlain – Baia di Guanabara – acquerello

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Auguste Petit (1844–1927) – Baia di Guanabara – olio su tela – 85 x 120 cm – Collezione privata, Brasilia

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Nicola Antonio Facchinetti (1824–1900) – Panorama della Baia di Guanabara (dettaglio) – olio su tela – 108 × 300 cm – Museo nazionale delle Belle Arti, Rio de Janeiro

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Adolphe Martial-Potémont (1828–1883) – Acque retrostanti della Baia di Guanabara – olio su tela – 29 x 57 cm – Museo nazionale delle Belle Arti, Rio de Janeiro

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William Gore Ouseley (1797–1866) – Baia di Botafogo, Rio de Janeiro, 1852

Nel 1850, tornato in Patria ma respinto agli esami per entrare in Marina, Manet lascia la carriera militare ed abbraccia quella artistica.
Molti anni più tardi, l’artista, ormai affermato, racconterà ai suoi amici quanto quel suo viaggio in Brasile aveva influito sulla sua sensibilità artistica, lasciando un profondo solco nella sua memoria e come la vista della Baia di Guanabara lo avrebbe ispirato per far sbocciare una nuova intuizione d’arte.

LeA

Fonti:
maguetas.com.br
vitruvius.com.br
francescomorante.it
marcosnogueira-2.blogspot.it
it.wikipedia.org

 


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