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Ho abitato a Bruxelles per 10 anni, non a Molenbeek, ma vicino, in un altro dei 19 comuni che compongono la città.

Erano gli anni ’70, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta ma non è una vita fa, a me poi sembra ieri.

Anche se decisi, all’epoca di tornare in Italia perché è il mio Paese e mi mancava tutto di lui, Bruxelles ha fatto parte della mia vita, le voglio bene al punto di stupirmi, ora, della rabbia istintiva che sento, malgrado tutto, leggendo sui giornali: “Molenbeek covo di jihadisti islamici, capitale del terrorismo, culla jihadista”, come se venisse insultata una persona a me cara.

Soprattutto provo rammarico nello scoprire quanto la caratteristica multirazziale della città, già fortemente presente quando ci abitavo io ma senza che presentasse particolari problemi, sia peggiorata.

All’epoca Molenbeek era già abitata da tantissimi stranieri, non solo nord-africani, turchi e comunque di fede musulmana, ma anche italiani, spagnoli, portoghesi di fede cristiana, europei. Non era facile ma la voglia e la volontà di cogliere un’opportunità a loro offerta per rifarsi una vita dignitosa erano forti; il clima generale che si respirava era di “quotidianità”.

Oltretutto, la forte presenza in tutta Bruxelles di africani di colore, provenienti soprattutto dallo Zaïre (Congo), ex colonia belga, contribuiva a far sì che la convivenza con etnie diverse non fosse né un piacere né un dispiacere ma una cosa NORMALE e NATURALE: per noi, immigrati, nei confronti degli altri immigrati e per i Belgi nei nostri confronti. E non si trattava neanche di tolleranza, termine che non “suona” benissimo in quanto evoca qualcosa di negativo, di faticoso, implica un’indulgenza per qualcosa o qualcuno che non approvi o condividi (sul dizionario italiano Treccani troviamo fra l’altro “sopportare cose, fatti, situazioni spiacevoli – consentire una differenza entro limiti ristretti e spesso ben determinati”).

Molebeek

Una strada di Molenbeek

Per dieci anni ho sempre vissuto a stretto contatto con famiglie belghe e straniere, ho studiato in scuole comunali o statali belghe; al Liceo, solo nella mia classe, oltre a me, italiana, c’erano 2 ragazze spagnole, 1 greca, due congolesi e in tutta la scuola gli stranieri non si contavano, ma nessuno ci faceva caso, gli dava peso o lo sottolineava.

Andavamo in centro nell’unico negozio di alimentari italiano esistente all’epoca, per comprare la pasta e il parmigiano, come si andava a Molenbeek, al mercato a comprare il cus cus, l’harissa, le spezie e altri prodotti arabi per cucinare a casa i loro squisiti piatti imparati da conoscenti algerini. Molenbeek era un quartiere normale, non “la capitale dell’estremismo”!

Non sono ricordi sfuocati dal tempo e infiorettati, era la realtà.

Sono sicura che questo contesto multietnico e disteso abbia contribuito non poco a formare, educare ed allenare tutti i giorni la mia mente ed il mio spirito nel senso del rispetto verso l’altro, chiunque esso sia, di una visione naturale della condivisione fra le persone e della curiosità di conoscere chi e cosa sta accanto a noi.

E’ ovvio che nel corso degli anni tanto sia cambiato; Molenbeek conta oggi circa 97.000 abitanti dei quali la stragrande maggioranza continuano ad essere stranieri. I problemi che si sono abbattuti su tutti i Paesi, le città e i quartieri del mondo occidentale nell’arco di questi anni, hanno colpito ancora di più i posti che, come questo comune, devono fare i conti anche con l’integrazione. Sarà sicuramente un quartiere problematico, forse malfamato per alcuni e per altri no;

Ciò non toglie che mi ha fatto male sentire termini così drastici e infamanti che rischiano di far passare Molenbeek come un ghetto sporco e marcio nell’immaginario collettivo, non tenendo conto della velocità con la quale la gente generalizza, giudica e condanna;

Quindi è vero, a Molenbeek sono cresciuti svariati terroristi, quanti ce ne siano ancora indisturbati non si sa, ma anche la Francia sembra “brulicare” di estremisti, bisognerebbe non usare termini offensivi in quanto sensazionalistici nei confronti di una comunità di persone formata soprattutto, come sempre, da gente onesta e tranquilla e da tanti bambini: ho letto di iniziative in piedi già da molti anni a favore dell’integrazione e dopo i fatti di Parigi in migliaia hanno manifestato per commemorare le vittime degli attentati, condannare il terrorismo e dimostrare che Molembeek non è uguale a jihad.

itnotizieyahoocom

La mia tristezza consiste anche nel vedere come un buon punto di partenza, un’occasione di coesistenza civile fra tante persone diverse, non sia stata fatta crescere, progredire e portata ad esempio vivente per le altre Società ma sia stata così sciupata, a causa  di politiche sbagliate e la tendenza a dimenticarsi ed emarginare, nei momenti di crisi, chi in realtà avrebbe più bisogno.

Una curiosità: la Giunta Comunale di Molenbeek, oltre al Sindaco, conta nove Assessori fra i quali due, Ahmed El Khannouss e Abdelkarim Haouari nati a Bruxelles ma di chiare origini arabe e una, Annalisa Gadaleta italiana doc, 40 anni, in Belgio da diciassette, sposata con due figli.

Sul sito www.molenbeek-saint-jean.ecolo.be Annalisa Gadaleta dice di sè:“….. sono impegnata nella vita sociale di Molenbeek e appassionata delle questioni legate all’infanzia. Amo la solidarietà e l’impegno “puro” (disinteressato), ………..l’amicizia fra persone tanto diverse. Non amo l’ipocrisia, ………l’ingiustizia, la rassegnazione e l’indifferenza. E soprattutto che si chiudano gli occhi davanti alle ineguaglianze…….. La mia priorità per Molenbeek è investire nei bambini, cioè investire in spazi per giocare, alloggi di qualità, servizi, scuole e soprattutto nel loro coinvolgimento e partecipazione fin da piccoli” 

LeA

Fonti foto: 

Foto di testata: Molenbeek-Chaussée de Ninove – Aktron/Wikimedia Commons

tendenzeonline.info

molenbeek.blogs.sudinfo.be

it.notizie.yahoo.com www.maguzzi.it

Altre fonti: 

fr.wikipedia.org

www.molenbeek.irisnet.be

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