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Il Gabbiano Jonathan e la sua passione per il volo come metafora dell’uomo, della libertà e della vita.

Si tratta di un romanzo breve, un best-seller pubblicato nel 1970 dallo scrittore ed aviatore statunitense Richard David Bach (1936), ispiratosi al pilota acrobatico John H. Livingston (1897-1974).
Penso che molti di voi lo conosceranno già, altri forse no e comunque a mio parere è uno di quei libri che si rileggono volentieri ogni tanto e che contengono, sotto forma di fiaba, messaggi universali, importanti per adulti e bambini.

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La trama è molto semplice, tuttavia colma di significati.

Il gabbiano Jonathan è diverso da tutti gli altri gabbiani del suo Stormo. La differenza consiste nel “volo”:
mentre per i suoi compagni esso è solo un modo per procurarsi il cibo, uno strumento di sopravvivenza, unica loro ragione di vita, per Jonathan è una passione, il mezzo per migliorarsi, per sfuggire alla banalità perché secondo lui nella vita di un gabbiano oltre al cibo c’è anche la luce del sole, il vento, l’aria e le onde del mare.

Combattuto fra essere sé stesso e la paura di essere diverso dagli altri, Jonathan inizialmente reprime la propria passione, ma in seguito, seguendo il suo istinto e il suo entusiasmo decide di dedicarsi esclusivamente al volo.
Rigido e conformista lo Stormo non lo capisce e lo caccia. Jonathan non si scoraggia e continua da solo, lontano da tutti, quella che lui sente essere la sua missione: perfezionare il volo.

A caro prezzo ma con tanta tenacia e soddisfazioni il gabbiano si allena, impara ogni giorno nuove acrobazie e diventa straordinariamente bravo, fino alla sua morte.

Ma sarà solo la fine della vita terrena e l’inizio di un’altra esistenza dove potrà continuare il suo percorso di formazione scoprendo la libertà estrema, dove da allievo diventerà maestro evolvendosi e capendo che oltre la ricerca della libertà esiste quella della bontà e dell’amore: deciderà quindi di tornare sulla Terra, di perdonare lo Stormo che l’aveva cacciato e di trasmettere i suoi insegnamenti a coloro che sono pronti a seguirlo.

Per analizzare il messaggio di Richard Bach, in parte spirituale e metafisico, occorre tener presente il contesto in cui il libro è stato scritto: l’America degli anni ’70.
Secondo l’autore bisogna contrastare la superficialità, il materialismo ed il consumismo sfrenato della società per intraprendere un percorso di miglioramento interiore, alla ricerca di sé stessi e della propria libertà, abbracciando valori spirituali più “alti” che porteranno, dopo il distacco dal corpo e dalla vita terrena, a dimensioni e livelli di esistenza superiori fino a scoprire il segreto dell’amore e della saggezza.

Nel suo libro Bach ci parla di quello che per lui è il vero significato della vita.
Egli dedica il racconto “Al vero gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi”: ognuno di noi è potenzialmente il gabbiano Jonathan, in grado cioè di realizzare quel percorso mentale ed introspettivo alla ricerca di sé stesso e della libertà interiore.

L’autore sottolinea quanto sia importante “sentire” il proprio istinto, il cuore e la mente e seguirli per difendere le proprie idee, realizzare le proprie passioni, anche se non sono capite accettate e perciò a costo di scelte sofferte.

Ognuno di noi può rimanere nello Stormo, cioè la Società, conformandosi a un modello sociale e culturale dominante, attaccati unicamente ai valori materiali senza capire ed apprezzare il significato della nostra esistenza; oppure possiamo essere Jonathan che rappresenta la forza di volontà, la voglia di lottare con abnegazione per inseguire i propri sogni e sentirsi felici realizzandoli al meglio, avendo il coraggio delle proprie azioni nonostante i pregiudizi altrui.

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Lo Stormo

Come in tanti ancora oggi, Bach sogna la libertà mentale, di pensiero e di espressione; egli vuole distinguersi dalla massa, uscire dal conformismo e dalle regole sociali ed incita le persone ad intraprendere questo cammino che, faticoso, difficile e doloroso spesso non viene neppure tentato perché ci troviamo bloccati dalla paura di essere diversi, di non riuscire, di cambiare e di essere giudicati.

Alcuni passaggi significativi del libro:
“Devi solo seguitare a conoscere meglio te stesso, ogni giorno un pochino di più. Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, con le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap…

Ed egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano.
Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola…

Il vostro corpo, dalla punta del becco alla coda, dall’una all’altra punta delle ali, non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero, visibile, concreta.
Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero! Alla fine, quelli che vincono sono coloro che pensano di poterlo fare…

Siamo liberi di andare dove ci aggrada e di essere quelli che siamo…
Noi dobbiamo lasciar perdere, scavalcare tutto ciò che ci limita…
Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano…”.

Richard Bach è l’autore di molti libri di grande successo. Tra i suoi migliori, oltre a “Il Gabbiano Jonathan Livingston”, ci sono: “Nessun luogo è lontano”, “Niente per caso”, “Illusioni”, e “Uno”.

LeA

 

Fonti: 
oilproject.org
blog.libero.it
langolodelpersonalcoaching.blogspot.it

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