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MOSTRA DI EDWARD HOPPER A BOLOGNA
dal 25 marzo al 24 luglio 2016 a Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni

Anticipai l’evento il mese scorso su Facebook, quando le date non erano ancora state annunciate. Ora eccole, annunciate e confermate !
La mostra, che ospiterà più di 60 opere di Hopper dall’inizio della sua carriera a Parigi fino agli anni ’60, è stata organizzata in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York che dal 1968 ospita la maggior parte delle opere dell’artista: oltre 3.000 tra dipinti, disegni ed incisioni, donate dalla vedova dell’artista.

Chi era Edward Hopper

Edward Hopper, pittore statunitense fra i massimi esponenti dell’arte americana del XX° secolo, nasce nel 1882 nella piccola cittadina di Nyack, in una colta famiglia borghese.

Fin da piccolo Hopper dimostra una spiccata abilità nel disegno. I genitori, convinti del suo talento lo incoraggiano e gli permettono di iscriversi, nel 1899 alla New York School of Art dove entra in contatto in particolare con William Merritt Chase, seguace dell’impressionismo e con Robert Henri, fautore del realismo e anti-accademico; entrambi saranno molto importanti per la formazione artistica di Hopper e lo spingeranno a migliorarsi sempre di più.

Tra il 1906 e il 1910 circa, l’artista viaggia molto in Europa, fermandosi soprattutto a Parigi dove, affascinato dall’ambiente e dall’atmosfera della città ama andare per le strade e dipingere quello che vede. Quest’abitudine e l’amore per la Francia non lo abbandoneranno più.

A Parigi Hopper conosce l’impressionismo, ne viene fortemente attratto, in particolare di Degas, e ne trae spunto per la descrizione dei suoi interni, per i colori e le luci, utilizzati tuttavia in modo del tutto personale, unico ed inconfondibile.

Tornato definitivamente negli Stati Uniti, a New York, Hopper si concentra su temi e soggetti della vita quotidiana del suo Paese, paesaggi urbani ma anche marini con le spiagge ed i fari di Cape Cod dove passa i mesi estivi.

Fino al 1923 Hopper, oltre a dipingere, deve lavorare come illustratore pubblicitario per assicurarsi una stabilità economica. Nel frattempo realizza quadri, tiene la sua prima personale ma fa fatica ad affermarsi come pittore. Si cimenta anche nell’incisione dalla quale trarrà numerosi riconoscimenti.

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Edward Hopper – Sailing, 1911. Primo quadro venduto da Hopper nel 1913 e unico fino al 1925 quando venderà “Apartments Houses”.

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Edward-Hopper – Soir Bleu (Serata blu), 1914 olio su tela – 91,4 × 182,9 cm-Whitney Museum of American Art, New York. Il dipinto si ispira alla poesia “Sensation” di Rimbaud e fu presentato alla prima personale di Hopper nel 1920. Fortemente criticata la tela fu dimenticata dall’autore e ritrovata arrotolata nel suo studio dopo la sua morte.

Deve aspettare il 1924 per dare uno svolta alla sua carriera grazie all’esposizione di alcuni suoi acquerelli. Nello stesso anno sposa Joséphine Verstille Nivison, pittrice, che diventerà la sua unica modella, musa ispiratrice per i suoi personaggi femminili.

Hopper può iniziare a vivere del suo lavoro di pittore e lasciare la pubblicità.

Fin dagli anni ’30 verrà considerato uno dei maggiori esponenti del movimento artistico chiamato “American Scene” e uno dei più importanti caposcuola dei Realisti Americani.

Morirà nel suo studio di New York, nel 1967, aveva 85 anni.

Il suo stile

La vocazione artistica di Hopper combina la visione figurativa con il sentimento poetico che l’artista percepiva e lui stesso affermava: “non dipingo quello che vedo, ma quello che provo”.

Fra le opere dell’artista possiamo certamente ammirare del bellissimi paesaggi marini ma il tema principale dei suoi dipinti è la solitudine urbana, l’attesa, l’incomunicabilità tra le persone, I suoi soggetti preferiti sono i paesaggi vuoti, i luoghi deserti, strade di città, interni di case, di uffici e di locali; i suoi personaggi appaiono immobili, distanti, immersi in un’atmosfera surreale, metafisica, sospesa nel tempo. La luce creata è fredda e artificiale. Hopper dipinge l’alienazione della vita nelle grandi città e comunica allo spettatore grande inquietudine, probabilmente anche a causa del contesto storico alquanto difficile e triste venutosi a creare nel 1929 con la grande crisi economica.

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Edward-Hopper-Nighthawks (I nottambuli), 1942 – olio su tela – 84×152 cm – Art Institute of Chicago – Il più famoso dipinto di Hopper

Anche la figura femminile è di particolare importanza per Hopper e anch’essa appare sola, irraggiungibile, con lo sguardo perso nel vuoto, assorta nei suoi pensieri.

Ho letto che Edward Hopper era un uomo schivo, riservato e taciturno. Forse è quest’ultimo aspetto della sua personalità che si ritrova nei grandi silenzi che pervadono le sue tele, si diceva di lui che sapesse “dipingere il silenzio”. Me lo immagino anche incline alla riflessione e all’introspezione in quanto sono due processi che, almeno a mio parere, si percepiscono molto nei suoi dipinti.

Lo stile di Hopper fu commentato in maniera egregia dal pittore americano Charles Burchfield (1893-1967) in un articolo pubblicato nel 1950 su “Art News” dal titolo: “Hopper. Il percorso di una poesia silenziosa” nel quale fra l’altro scrisse: “I quadri di Hopper si possono considerare da molte angolature. C’è il suo modo modesto, discreto, quasi impersonale, di costruire la pittura; il suo uso di forme angolari o cubiche (non inventate, ma esistenti in natura); le sue composizioni semplici, apparentemente non studiate; la sua fuga da ogni artificio dinamico allo scopo di inscrivere l’opera in un rettangolo. Tuttavia ci sono anche altri elementi del suo lavoro che […] rivelano un contenuto spirituale. C’è, ad esempio, l’elemento del silenzio, […] questa “dimensione di ascolto”, è evidente nei quadri in cui compare l’uomo, ma anche in quelli in cui ci sono solo architetture. […] Conosciamo tutti le rovine di Pompei, dove furono ritrovate persone sorprese dalla tragedia, “fissate per sempre” in un’azione […]. Analogamente, Hopper ha saputo cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma, dando all’attimo un significato eterno, universale“.

Il suo stile pulito, capace di fermare l’attimo, le immagini ed i personaggi ha ispirato anche numerosi fotografi e cineasti.

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Edward Hopper – The House by the Railroad (La casa vicino alla ferrovia), 1925 – olio su tela-Whitney Museum of American Art (o MoMA ?), New York. La casa di questo dipinto servirà ad Alfred Hitchcock come modello per il film “Psyco”.

LeA

Mostra Edward Hopper- Bologna – Palazzo Fava, Via Manzoni, 2 – Tel. 051 0301089 – per ulteriori informazioni: www.genusbononiae.it

Fonti:
genusbononiae.it
it.wikipedia.org
arteworld.it
settemuse.it
edueda.net
culturaeculture.it

Dipinto di testata: "Lee Shore", 1941

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