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Tolleranza e splendori artistici nell’India del 1500 (1a parte)

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Ritratto di Akbar il Grande – National Museum, New Delhi

Quello della dinastia Moghul fu il periodo d’oro dell’arte e dell’architettura indo-islamica, eccezionale risultato di una riuscita fusione tra tradizioni e culture artistiche molto diverse fra loro come quella musulmana e indù, jainista e buddista.

Akbar  il Grande, cosmopolita, aperto al dialogo interculturale e religioso, curioso verso altri popoli e tradizioni e grande mecenate dell’arte, dette enorme impulso alla cultura di tutto l’impero. Pittura, musica, letteratura e architettura venivano coltivate a corte con grande entusiasmo ed eclettismo.

Il sovrano si circondò di sapienti di ogni disciplina e fece realizzare preziosi “manoscritti miniati” cioè illustrati, utilizzando il potere delle immagini come strumento di comunicazione, oltre alla scrittura, per raccontare quello che succedeva nel regno.

Arte, cultura e tradizioni

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Jahangir, figlio di Akbar festeggia la Holi, antica festa religiosa induista dedicata ai colori e all’amore, 1635

Svago e animali

Battaglie

Akbar diffuse le arti importate da suo padre dalla Persia e, con alcuni “maestri” persiani, creò un vero e proprio centro di arti pittoriche frequentato da oltre cento artisti che realizzarono opere mirabili, il cui stile fu ripreso in tutte le province del regno.

I rapporti instaurati con i sovrani Rajput portarono ad importanti e sincretiche opere architettoniche ed urbanistiche.

Furono costruite numerose città e a Sikri, al confine col Rajasthan, luogo di nascita del suo primogenito, Akbar decise, in suo onore, di fondare una nuova splendida capitale: Fatehpur Sikri, la Città della Vittoria.

Oggi le abitazioni della gente comune della vecchia capitale non esistono più; rimane il grande complesso reale costituito da una vasta area con gli spazi pubblici e privati della corte, edifici separati che si affacciano su una grande piazza e dal quartiere sacro della città, separato dal palazzo e comprendente due grandi ingressi, la Moschea e la tomba del mistico sufi Selim .

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Vista panoramica del complesso reale di Fatehpur Sikri

 

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Moschea nel quartiere sacro di Fatehpur Sikri

Akbar morì di malattia nel 1605. Fu sepolto a Sikandra, nei pressi di Agra, in un magnifico mausoleo vicino a quello che ospiterà, 18 anni più tardi, le spoglie della moglie, la grande regina Rajput Mariam-uz-Zamani. Gli succedette il figlio e la dinastia imperiale Moghul proseguì fino al 1707 quando iniziò il suo declino aprendo le porte alla penetrazione inglese.

L’impero creato da Akbar scomparve definitivamente nel 1858, dopo la completa annessione del subcontinente indiano alla corona britannica.

Anche se gli sfarzi, gli ori, i gioielli ed i preziosi tessuti della corte erano lontanissimi dal popolo, Akbar riuscì a migliorare la qualità di vita dei suoi sudditi.
Anticonvenzionale e di ampie vedute, egli portò avanti con fermezza e dignità la sua idea di politica basata sull’unità territoriale e culturale, sulla tolleranza contro ogni oppressione.

Curiosità:
Il pensiero di Akbar il Grande sembra incredibilmente riflettere quanto un’altra grande Guida dell’India, il Mahatma Gandhi affermava: “Non è la letteratura né il vasto sapere che fa l’uomo, ma la sua educazione alla vita reale. Che importanza avrebbe che noi fossimo arche di scienza, se poi non sapessimo vivere in fraternità con il nostro prossimo?”.

A fine 1800, l’illustre poeta inglese Lord Alfred Tennyson, le cui convinzioni religiose si scontravano con le convenzioni sociali dell’epoca, nella sua poesia “Sogno di Akbar” elogia l’ Ibadat Khana, dove Akbar si riuniva con i vari religiosi, attribuendo la tolleranza e l’umanità alla sua ” fede divina “; implicitamente volle criticare l’intolleranza del cristianesimo britannico del XIX° secolo.

Akbar è anche uno dei personaggi principali del romanzo storico “L’incantatrice di Firenze”, pubblicato nel 2009 e scritto da Salman Rushdie, scrittore indiano noto per “I versi satanici” che gli valsero la condanna a morte da parte del Governo iraniano e la fuga nel Regno Unito.

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Romanzo “L’incantatrice di Firenze” scritto da Salman Rushdie

LeA

Fonti:
www.daringtodo.com
www.guidaindia.com
it.wikipedia.org
fatehpur-sikri.uponline.in
www.indianetzone.com

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