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L’Umanità non sa comportarsi umanamente, è una contraddizione in termini, ma sembra essere proprio così.
L’Umanità è riuscita a realizzare tante splendide cose, ma una non le riesce, imparare dall’esperienza e dall’esempio di determinate persone, evolvere e migliorarsi sul piano della solidarietà in modo da dare senso e dignità al proprio nome.

Vi chiedo 10 min per leggere questo racconto che non è una favola né una leggenda, è storia.
Vi chiedo di spiegarmi, se volete, come mai è così difficile per l’Essere Umano mettere in ombra il suo istinto malevolo e distruttivo ed acquisire un maggior naturale controllo, una mente e un cuore più tendenti alla comprensione, alla tolleranza e alla benevolenza.

Fra il 1500 ed il 1600, in India, un imperatore, totalmente analfabeta, ha regnato per 50 anni su milioni di persone facendo della tolleranza interreligiosa e interetnica il suo cavallo di battaglia, aiutato da un’incrollabile voglia di conoscere e capire.

Dopo 5 secoli siamo ancora a combattere e discutere per conciliare e far convivere popoli e fedi diverse.


Subcontinente indiano, impero Moghul, corte di Akbar il Grande, terzo imperatore della dinastia.
Siamo nel XVI° secolo, l’epoca d’oro dell’India.

A soli 13 anni, l’erede al trono Akbar, cresciuto analfabeta lontano dalla corte del padre,  prende progressivamente il comando di un vasto territorio che più tardi, grazie alle sue doti di stratega militare si espanderà fino a diventare un immenso impero.

Due aspetti fondamentali caratterizzano la sua personalità e la sua politica:
• un’eccezionale apertura mentale in ambito sociale e religioso e la capacità di ascoltare con tolleranza e rispetto le opinioni altrui.
• un innato istinto per la bellezza e la cultura, un naturale gusto ed interesse per le arti, malgrado l’analfabetismo.

Queste peculiarità faranno di lui Akbar “Il Grande o “Gran Mogol” come lo chiameranno in Occidente, uno dei sovrani più illuminati, carismatici e tolleranti della storia, il più potente dell’epoca.

Regnerà fino alla sua morte, nel 1605 aprendo una nuova era per l’India e portandola al massimo del suo splendore, raggiungendo obiettivi di unità territoriale, prosperità economica, stabilità politica e sociale e di un forte rinnovamento culturale, artistico e spirituale.

Di fede musulmana, alla guida di un impero essenzialmente indù e jainista, Akbar pensò alla necessità di un dialogo interreligioso e mirò all’integrazione dell’islam con le varie etnie e religioni locali, impegnandosi affinché le varie fedi potessero convivere pacificamente:

• ripudiò ogni forma di estremismo,
• introdusse criteri di tolleranza ed eguaglianza,
• abolì il concetto di religione di stato,
• eliminò la “jizya”, tradizionale tassa imposta ai non musulmani.

Akbar fu il primo sovrano che permise alla sua corte di conservare le proprie tradizioni e di seguire la propria religione, autorizzando la costruzione di nuovi templi ma tuttavia proibendo alcuni costumi per lui inaccettabili come ad esempio la “Sati”, il suicidio delle vedove indù.

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Vista panoramica del Palazzo reale di Akbar a Fatehpur Sikri, capitale dell’impero per 14 anni

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Palazzo reale di Fatehpur Sikri. In marmo bianco la tomba-santuario del saggio Salim-Chisti molto vicino all’Imperatore.

Ma non potevano mancare le principesse.
Infatti, per stringere alleanze politiche con le potenti famiglie Rajput, di fede induista, che dominavano vaste zone, l’imperatore, oltre ad includere i capi nella classe governante del regno, sposò la principessa reale Hira Kunwari (chiamata in seguito Mariam-uz-Zamani), figlia del sovrano Rajput di Jaipur, in Rajasthan.

Questo matrimonio “misto” fra l’imperatore musulmano e la principessa indù fu una significativa prima indicazione del suo eclettismo religioso e produsse effetti importanti sulla sua politica pubblica.

Mariam-uz-Zamani dette all’imperatore l’erede maschio tanto desiderato e benché fosse indù godette sempre di gran rispetto e considerazione alla corte islamica Moghul; poté continuare a praticare il suo culto disponendo di un tempio anche all’interno del palazzo reale che suo marito fece addirittura affrescare con dipinti di Krishna, al quale la moglie era devota.

Al fine di perseguire la sua politica di tolleranza religiosa, Akbar volle approfondire la conoscenza degli altri culti presenti nel suo regno; chiamò a corte leader religiosi e filosofi, vari esponenti di ogni origine e credo: musulmani sciiti e sunniti, indù, jainisti, cristiani delle missioni francescane e gesuite, buddhisti, zoroastriani, parsi, sufi ed atei.
Con loro, così come con quelli di passaggio, Akbar si riuniva la sera e amava discutere e confrontarsi liberamente.

Col tempo, a causa di lunghe diatribe, di vari tentativi di conversione nei suoi confronti da parte dei missionari cristiani e delle opposizioni degli islamici ortodossi, Akbar iniziò la creazione di una sua nuova fede personale, nel tentativo di attuare concretamente il suo sogno di conciliazione ed armonizzazione fra le varie religioni.
Fondò così il Din-i tawhid-i ilahi (la Fede del Divino o monoteismo).

Tuttavia, malgrado i suoi sforzi, essa rimase circoscritta alla cerchia dei letterati di corte e non ebbe alcun seguito presso il popolo.

Sul fronte amministrativo, egli puntò a migliorare l’apparato burocratico e fiscale, in modo da trarre benefici per l’impero senza opprimere la popolazione, attenuando e rendendo omogenei i prelievi fiscali.

LeA

La 2a ed ultima parte verrà pubblicata venerdì prossimo, 11 marzo

Foto di testata: Il Tempio D’Oro, luogo di culto Sikh (religione monoteista indiana), da sempre  simbolo di umanesimo ed uguaglianza: il tempio era aperto a persone di ogni casta, credo e linguaggio; i suoi quattro ingressi rappresentavano le quattro direzioni dalle quali le persone potevano arrivare e a qualsiasi ambito della vita appartenessero erano sempre accolti e i benvenuti. Fu costruito grazie all’imperatore Akbar tra il 1574 ed il 1601 ad  Amritsar, nel Punjab. Oggi è il più importante luogo di pellegrinaggio Sikh e meta turistica.

Fonti:
www.daringtodo.com
www.guidaindia.com
it.wikipedia.org
fatehpur-sikri.uponline.in
www.indianetzone.com

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