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Non vi parlerò delle innumerevoli opere pittoriche, decorative e di restauro del celebre artista italiano, bensì del suo viaggio fiabesco nel lontano Regno del Siam, l’attuale Thailandia.

Galileo Chini, pittore, ceramista, restauratore, scenografo ed illustratore, uno dei massimi protagonisti dello stile Liberty a livello internazionale, fra i più ricercati decoratori fra fine ‘800 ed inizio ‘900, nacque a Firenze nel 1873. Fu un artista versatile, imprevedibile, dalla forte personalità artistica, sempre aperto alle novità, agli scambi artistici e culturali.

Un Re colto ed illuminato

In occasione della visita alla Biennale di Venezia del 1907, Rama V°, grande monarca illuminato del Siam, già innamorato dell’arte italiana, rimase folgorato dalla “Sala del Sogno” di Chini.

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Galielo Chini – Fregio decorativo con putti, nastri e ghirlande. Opera appartenente alla decorazione pittorica per la sala “L’ Arte del Sogno”, allestita all’ Esposizione Internazionale d’Arte del 1907.

Il sovrano decise qualche tempo dopo di avvalersi di lui e di chiamarlo a corte per la decorazione del nuovo Palazzo del Trono, l’Ananda Samakhom Throne Hall, appena costruito, in marmo di Carrara e seguendo le regole dell’architettura rinascimentale e neoclassica occidentale, dagli architetti italiani Annibale Rigotti e Mario Tamagno.
Il Palazzo, costituito da una grande cupola centrale, alta più di cinquanta metri e da altre sei più piccole, si trovava all’interno del Dusit Palace o Grand Palace, complesso di splendidi edifici e templi, residenza ufficiale dei re thailandesi fino al 1925.

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Palazzo del Trono a Bangkok

Chini s’imbarcò, così, nel giugno 1911 alla volta dell’Estremo Oriente, con un folto gruppo di ingegneri, architetti, scultori e pittori connazionali;  fu accolto a Bangkok da Rama VI°, il coltissimo figlio di Rama V°, nel frattempo deceduto.

Galileo Chini iniziò la sua monumentale opera analizzando il terreno, le condizioni ambientali e girando nelle regioni siamesi per vedere i monumenti artistici ai quali ispirarsi, per entrare nell’atmosfera orientale e nella filosofia dell’Arte locale.

Nella vasta Sala del Trono, l’artista fiorentino, accompagnato dal collega Carlo Riguli, affrescò tre mezze cupole, una grande lunetta e la vasta cupola dello scalone, illustrandole, a fresco e a calce viva, con fatti storici ed allegorie, rievocando ed immortalando i momenti più significativi degli ultimi sette re del Siam, dal Settecento al Novecento.
Prese parte anche alla scelta delle decorazioni nelle altre parti dell’edificio, orientandone lo stile secondo gli elementi e le norme artistiche siamesi.

Gli affreschi all’interno del Palazzo del Trono a Bangkok 

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Nel Siam, dove venne chiamato “il pittore dei due regni” Chini realizzò, oltre al grandioso lavoro a Palazzo, una serie di ritratti ufficiali per la famiglia reale e i dignitari di corte, nonché numerosi dipinti colmi di luci, bagliori, colori, profonda emotività e poesia; dipinti ritraenti la quotidianità, cerimonie, danze, costumi e paesaggi vissuti intensamente, con interesse a meraviglia.

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Galielo Chini – Canale a Bangkok, 1912-13

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Galileo Chini – Vecchio cimitero di Sam Phaya, 1913 – olio su tela – 118×165 – Milano, collezione Galardi

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Galielo Chini – La Festa dell’ultimo dell’anno cinese a Bangkok, 1913

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Galileo Chini – Il Tifone, 1911

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Galileo Chini – Natura morta con vaso cinese, 1913 – olio su tela – 59,5 x 85 cm

Chini rientrò in Italia nel settembre 1913, portando con sé non solo un’ampia serie di splendidi dipinti e una meravigliosa collezione di oggetti siamesi e cinesi, ma soprattutto infinite suggestioni, irripetibili atmosfere orientali ed un incredibile arricchimento umano, artistico e culturale.
Quest’indimenticabile esperienza continuerà ad ispirarlo ed il nostalgico ricordo di quel mondo lontano, misterioso e spirituale si ripercuoterà per sempre nella sua pittura.

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Galileo Chini – Composizione con maschera bianca (siamese), 1914 – olio su tela – 80,5×65

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Galielo Chini – olio su tela

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Galileo Chini – Cineserie e frutta, 1914 – olio su tela – 80 x 100 cm

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Galileo Chini – Natura morta, 1919, – olio su tela – 66×80 Natura morta con vaso cinese e mandarini in un piatto, 1914 – olio su tela – 63,5×71

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Galileo Chini – Turandot, atto III, scena II, scena corale con figure, 1924 – olio e porporina su tela – 62 x 80 – Collezione privata

Dopo il 1946, l’attività del poliedrico artista si ridusse progressivamente a causa di gravi disturbi alla vista che lo portarono alla cecità. Espose ancora poche volte, a Firenze, Roma e Bogotá, prima di morire nel 1956 a Firenze.

Oggi le opere di Chini sono conservate in musei, collezioni private, palazzi e sedi istituzionali.
La Thailandia ama tutt’ora “il pittore dei due regni” e lo ricorda, anche con mostre retrospettive; il “suo” Palazzo del Trono è un museo visitato da milioni di persone e saltuariamente utilizzato per cerimonie di Stato.

LeA

Fonti:
galileochini.it
it.wikipedia.org
wordsinfreedom.com


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