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Il Decadentismo è un movimento artistico e letterario nato in Francia e sviluppatosi in Europa, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli inizi del Novecento.
A partire dagli anni ottanta del XIX° secolo in Francia si cominciò ad avvertire un forte senso di disfacimento e termine di una civiltà, un prossimo crollo, un cambiamento epocale.

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Lawrence Alma-Tadema (1836–1912) – Rivali inconsce, 1893 – olio su tela – 45.1 × 62.8 cm – Bristol Museum and Art Gallery, Regno Unito

Questo tema della “decadenza sociale” e di crisi di valori con grandi risvolti esistenziali fu colto da un gruppo di scrittori, che fondarono nel 1886 la rivista “Le Décadent” dove trattavano appunto i vari aspetti della crisi. Dal nome della rivista derivò il termine “decadentismo”.

Questo movimento si contrapponeva alla razionalità del positivismo scientifico, movimento dedito al progresso e alla ricerca scientifica; ragione e scienza apparvero insufficienti: la loro logica era fredda, arida e distaccata, le loro spiegazioni lasciavano insoddisfatte le domande più pressanti e le istanze fondamentali dello spirito. La crisi del positivismo e del razionalismo determinò un ritorno allo spiritualismo che, nelle sue varie forme, riaffermò il valore della volontà, della libertà e della spiritualità umana, riscoprendo gli impulsi più reconditi dell’animo, l’intuizione, il mistero.

Il ripudio del Positivismo e dei moduli di rappresentazione artistica ad esso connessi, nonché la ricerca di un’arte e di una vita liberate dai vincoli del reale costituirono in tutta Europa la più importante novità degli ultimi due decenni del secolo.

Il Decadentismo in poesia e letteratura
La nuova poesia [decadentista] è “pura atmosfera musicale che porta l’eco di un nuovo e misterioso mondo ignoto agli antichi” – Walter Binni (Perugia, 1913-Roma, 1997), critico letterario, politico e uno dei maggiori studiosi della poetica e della poesia di Giacomo Leopardi.

Alla base della creazione poetica e letteraria di ogni artista decadente vi erano i vari impulsi e riflessi inconsci.
Nacque una nuova tipologia di poeta: un artista solitario, capace di scavare nell’interiorità umana e nel mistero dell’ignoto.

Per il poeta decadente la realtà vera non è conoscibile attraverso le teorie scientifiche, ma solo tramite il totale abbandono, l’empatia e l’irrazionalità. Pertanto egli si chiuse sempre più in se stesso, cercando di ascoltare quelle voci interiori e quelle folgorazioni che lo portavano a trovare le “corrispondenze” che collegano in modo misterioso tutte le cose, che uniscono il mondo in un Tutto. Il precursore è Charles Baudelaire che sottolinea i due aspetti entro cui si dibatte la crisi dell’intellettuale: lo Spleen (noia e disgusto della vita) e l’Idéal (ricerca di un ideale, come fuga verso mondi lontani, esotici, dalla natura incontaminata o verso “paradisi artificiali”).

“Spleen et Idéal”, 1907, di Carlos Schwabe (1866–1926)

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Carlos Schwabe (1866–1926) – Spleen et Idéal, 1907 – olio su tela – 146 x 97 cm

La parola poetica non fu più utilizzata per descrivere i sentimenti ma piuttosto le sensazioni, il proprio intimo e l’oscuro all’interno di ognuno.

A differenza delle forme metriche tradizionali, più chiuse e rigide, vengono usate strofe e versi liberi per esprimersi senza interferenze, creando di volta in volta ritmi diversi alfin di poter rivelare tutte le sfumature del proprio interiore.

Caratteristica generale era quindi un forte senso d’individualismo e soggettivismo, l’argomento della poesia sfuggiva alla comprensione del lettore che poteva interpretarla in modi differenti.

In Francia, il termine “decadentismo” ebbe due significati:
quello negativo, usato dalla critica proprio per ricordare la sensazione di crollo di una civiltà e decadenza sociale data da alcuni intellettuali ma soprattutto da una nuova generazione di poeti, quelli nominati “maledetti” come Rimbaud, Verlaine, Mallarmé e Corbière che davano scandalo incitando al rifiuto della morale borghese, vivevano fuori dalle norme comuni, disprezzavano il progresso e la fede nella scienza del positivismo.
quello positivo, inteso come nuovo modo di pensare, come diversità ed estraneità del gruppo dei “Decadenti” rispetto alla società dell’epoca, materialista ed orientata verso l’esaltazione delle conquiste tecnologiche.
Il gruppo, dal canto suo si considerava “decadente”, con un atteggiamento di superiorità spirituale, ribaltando il significato, arrivando ad indicare un privilegio spirituale e facendone una sorta di bandiera da esibire con orgoglio e dedizione.

“Sull’onda calma e nera dove dormono le stelle
la bianca Ofelia affiora come un grande giglio”
(Versi tratti dalla poesia “Ofelia di Arthur Rimbaud – traduzione libera)

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John Everett Millais (1829–1896) – Ofelia, 1851-52 – olio su tela – 76 × 112 cm – Tate Gallery, Londra

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John William Waterhouse (1849–1917) – Ofelia, 1894 – olio su tela – 124,5 × 73,7 cm

“Angolo di tavolo” di Henri Fantin-Latour. Da sinistra, seduti: Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

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Henri Fantin-Latour (1836–1904) – Angolo di tavolo, 1872 – olio su tela – 160 × 225 cm – Musée d’Orsay, Parigi

In Italia si è soliti individuare due periodi distinti di decadentismo:
il primo, di cui facevano parte ad esempio D’Annunzio, Pascoli e Fogazzaro, ancora caratterizzato dalla necessità di costruire miti decadenti.
il secondo che comprendeva in particolare Pirandello, Svevo e Borgese e per il quale la coscienza della crisi era ormai acquisita e la realtà veniva sottoposta ad una critica molto lucida e distruttiva.

Grazie alla sua natura intrinseca connessa alle tematiche della vita interiore e del mistero, dal Decadentismo nacquero diverse correnti o poetiche particolari che poi si sarebbero sviluppate autonomamente.
Fra le tante spiccano il simbolismo (Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Giovanni Pascoli), l’estetismo (Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio), il panismo (D’Annunzio), l’ermetismo (Ungaretti, Quasimodo), il crepuscolarismo (Corrado Govoni, Marino Moretti, Sergio Corazzini e Guido Gozzano) e il superomismo dalla teoria del “superuomo” di Nietzsche che fu molto utilizzata da Gabriele D’Annunzio, che si giudicava egli stesso superuomo cioè colui che, grazie alla cultura, diventa un modello per gli altri e si pone alla loro guida.

Il Decadentismo in pittura

In campo pittorico, il Decadentismo si diffuse soprattutto nell’Europa centrale e occidentale.
Tuttavia, gli artisti influenzati dal decadentismo o che ne condividevano gli ideali non si definirono mai “decadenti”.
Piuttosto si affiancarono ad altri movimenti artistici, correlati a quello decadente, come il simbolismo, o nati durante il suo declino.
Artisti di spicco di questo periodo furono Edvard Munch, James Ensor, Gustav Klimt, Giovanni Segantini, Odilon Redon, Alexandre Séon, Jean Delville e Carlos Schwabe.

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Giovanni Segantini (1858-1899) – Amore alla fontana della vita, 1896 – olio su tela – 72 x 100 cm – Galleria d’Arte Moderna di Milano

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Frank Dicksee (1853–1928) – Lo Specchio, 1896 – olio su tela – 95.3 × 118.1 cm – Collezione privata

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František Kupka – L’Onda, 1902 – olio su tela – 100 x 145 cm – Galleria delle Belle Arti di Ostrava

L’unica vera trasposizione artistica affermatasi con il termine decadente fu quella dei Preraffaelliti, sorta nel 1848 ed esauritasi verso l’inizio del Novecento nel Regno Unito. Fra i grandi maestri del pre-raffaellismo troviamo Dante Gabriel Rossetti e John William Waterhouse.

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Dante Gabriel Rossetti (1828–1882) – Visione di Dante di Rachele e Lia, 1855 (Una scena dalla Divina Commedia, Canto XXVII, Purgatorio) – acquerello su carta – 35,2 × 31,4 cm – Tate Gallery, Londra

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Dante Gabriel Rossetti – Venus Verticordia, la Venere che apre i cuori, 1866

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John William Waterhouse (1849–1917) – Ila e le ninfe (dettaglio), 1896 – olio su tela – 132,1 × 197,5 cm – Manchester Art Gallery, Manchester

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John William Waterhouse (1849–1917) – The Lady of Shalott, 1888 – olio su tela – 153 × 200 cm – Tate Gallery, Londra

 


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