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Non lasciatevi ingannare dal titolo.
Le mie poesie non sono mai tristi, o almeno io non lo sono quando le scrivo.
Rivolgendomi alla sofferenza, non è malinconia che vorrei trasmettere ma una progressiva, consapevole, profonda accettazione degli aspetti più dolorosi della vita, dove “accettare” non significa rassegnarsi bensì affrontare senza lasciarsi travolgere. E’ un respiro liberatorio.

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Foto Elise Hameau dress

Prima lettera alla sofferenza

Ancora una volta ti sei fatta sentire
e allora ti scrivo.

Oggi era un giorno lieto,
lieta era l’occasione,

ma invidia e gelosia
in te si sono accese,
riversandomi dentro,
ancora,
tutto il dolore del mondo,
infuocato, lancinante,
il dolore di chi mi sta vicino.

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Christian Schloe – Arte digitale surrealista

Peno a fingere indifferenza,
sei onnipresente.

Hai paura che mi scordi di te ?
Che dimentichi tutta la tristezza
e la serietà che mi hai insegnato ?

Non temere, non me le scordo,
non potrei oramai,
sono troppi anni.

Di una tregua avrei bisogno,
di un po’ di leggerezza
altrimenti
non potrò più sentire neanche te,
cara Sofferenza
non sentirò più nulla,
alfin di vivere.

Lasciami, compagna di una vita
non per sempre,
solo il tempo di un respiro,
di un sorriso
che nascono, muoiono
e mai sopravvivono.

Lasciami,
perché io ti voglio lasciare.
Da oggi
vorrei che il mio lungo pianto stanco
rinascesse
in un dolce e sereno conforto
in un luminoso e soave riso.

LeA
Luz Marina Aguzzoli
Diritti riservati ©
Legge: 22/4/41 n.633

Luigi Russolo - Profumo, 1910 - MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

Luigi Russolo – Profumo, 1910 – MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

In copertina: Opera di Christian Schloe


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