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« Venivo considerata surrealista. Non è esatto. Non ho mai dipinto dei sogni. Ciò che ho rappresentato è la mia realtà. »

Per oggi era previsto un altro articolo, ma amo troppo Frida Kalho per non destinarle due parole, spontanee, di getto, che non vogliono ritrarre le opere e la vita di quest’artista che tutti conosciamo, ma vogliono semplicemente ricordarla ad una settimana dall’anniversario della sua nascita, il 6 Luglio 1907 e dopo aver visto, ieri sera il film “Frida” a lei dedicato e molto ben interpretato.

L’ho “conosciuta” tanti anni fa e non ho più smesso di ammirare ed apprezzare il suo carattere e la sua personalità forte, coraggiosa, determinata, passionale, innamorata della vita anche dopo che la vita l’aveva rifiutata, distrutta, e ridotta a pezzi nel corpo e nell’anima.

Frida se n’è fregata e se l’è sempre ripresa quella vita che le era dovuta, ha superato l’incidente, le umiliazioni e i tradimenti del marito, l’aborto di un figlio anche lui fatto a pezzi dentro di lei.
Piena di risorse e di energia, è Frida stessa che ha “piegato” il suo destino, andando avanti imperterrita senza mai piangersi addosso ed infondendo, malgrado tutto, gioia e coraggio a chi le stava intorno.

E poi c’era Frida la dolce, amorevole, poetica e romantica, quella che ha trovato nella pittura il modo di incanalare con straordinaria sensibilità, sofferenza e rabbia, creando dipinti estremamente crudi, lontani dai canoni usuali di estetica e di bellezza ma che di bello non volevano né potevano avere nulla in quanto specchi del mondo interiore martoriato di Frida.

Autoironica, lei si definiva un mosaico, bizzarra e difettosa; allegra, era solita dire: “Niente vale più di una risata. La luce è la forza di ridere e di abbandonarsi a sè stessi. La tragedia è la cosa più ridicola”.

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Molti la definiscono brutta, forse perché anche nel suo aspetto non seguiva i modelli abituali; io la trovo affascinante, molto femminile ma con quel tocco di mascolinità, tale da non renderla “stucchevole”.

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Frida sulla panchina bianca, New York 1939 – Foto originale di Nickolas Muray – Riproduzione personale Mostra Frida Kahlo – Roma 2014

Anticonformista, stravagante, provocatrice ed eccessiva, Frida ha combattuto la sua battaglia per 47 anni.
E’ morta nel 1954 e le sue ceneri sono conservata a Coyoacan, Città del Messico, nella Casa Azul, un tempo sua abitazione e oggi “Museo Frida Kahlo”.

Le ultime parole che scrisse sul suo diario furono:
“Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più”.

Frida Kalho -VIVA LA VIDA, 1954 - ultimo dipinto della pittrice, realizzato otto giorni prima di morire.

Frida Kalho -VIVA LA VIDA, 1954 – ultimo dipinto della pittrice, realizzato otto giorni prima di morire.

A suo marito, Diego Rivera, aveva scritto:
“Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano stupidità,
ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità,
l’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia.
Lo sai, mio cielo,
tu piovi su di me
e io, come la terra, ti ricevo.”

E ancora:
“È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini”.

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Frida Kahlo con suo marito, Diego Rivera nel 1932

LeA


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