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Quando accadono eventi drammatici, più sono vicini a noi e più ci sconvolgono: è normale ed umano non è questione d’indifferenza; è naturale che più lontani sono questi eventi e minori sono le ripercussioni sulla nostra emotività, sui nostri sentimenti e sulla nostra vita.

Ma vorrei rivolgere la mia tristezza e indignazione per i fatti di Parigi anche alle altre vittime di questo terrorismo sparso per mezzo mondo e alle vittime di tutte le guerre in corso;
non per buonismo o cadere nel tranello delle frasi fatte, ma perché ieri, pensando alla sofferenza di quei genitori che hanno perso i figli venerdì notte, queste tante altre vittime sono state richiamate alla mia mente.

Mi sono istintivamente immedesimata nelle mamme e papà francesi e subito dopo è accaduta la stessa cosa nei confronti degli altri; per un attimo, non mi sono afflitta per una giornata intera, ma è stato sufficiente per “sentire” anche le loro sofferenze, profonde quanto quelle dei nostri vicini.

Parigi sta provando, purtroppo, quello che tante persone stanno subendo da anni: dolori altrettanto incommensurabili, giovani che perdono la vita, genitori che perdono i figli, figli che rimangono orfani.

Io non posso fare niente, né per loro, né tanto meno per fermare guerre e terrorismo ma sicuramente non lascerò che il mio senso d’impotenza prenda il sopravvento sulla speranza che “chi può fare qualcosa, si ravveda”.

LeA

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