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A proposito dei migranti, vorrei porre una semplice domanda: se ci si fosse noi al posto loro ?

Attualmente ci sono nel mondo decine di Paesi in guerra perenne contro la povertà più estrema, contro la fame e la morte, altre decine di Paesi distrutti da guerre infinite i cui popoli si sono ritrovati malgrado loro intrappolati in un inferno causato da alti giochi di potere. Milioni di persone che tutti i giorni muoiono, vengono uccise e annientate come tante formiche.

Quelli che possono, solo una piccola parte, cercano di fuggire perché qualsiasi speranza di vita è meglio che la morte certa; fra questi ci sono i tanti “bravi” e onesti; naturalmente, come in tutti i Paesi, ci sono anche persone meno “brave” ma si sa, tutti lo sanno ed è inutile negarlo anche a se stessi per convenienza, la stragrande maggioranza di loro non sono né assassini, fannulloni, parassiti, ostili, né tanto meno terroristi.

Ora mi chiedo: se in Italia o in Europa ci stessero massacrando senza pietà, cosa faremmo. Si resterebbe a farci ammazzare o si cercherebbe una via di scampo per noi e le nostre famiglie? Scapperebbero solo gli onesti oppure anche i nostri tanti disonesti e criminali? E se in Medio Oriente, Asia, Africa o Stati Uniti ci chiudessero le frontiere adducendo motivi dettati unicamente dall’ignoranza e dalla paura di essere “contagiati dai diversi”, di essere invasi  da “razzumaglia” che metterebbe a repentaglio la loro quotidianità, la loro sicurezza, i loro piccoli privilegi e certezze, cosa si penserebbe? come ci si sentirebbe?

Cerchiamo di immaginare se i “nuovi poveri” italiani vittime della crisi, i tanti disoccupati o i giovani che non trovano sbocchi volessero andare all’estero per rifarsi o costruirsi un futuro e gli fosse negata la possibilità di farlo, gli venissero negati permessi, accessi e opportunità, come si sentirebbero, cosa succederebbe ?

Quando guardiamo queste persone, cerchiamo di vedere noi stessi al posto loro;  non guardiamo il loro aspetto fisico diverso e al quale non siamo abituati,  sono diversi esternamente ma dentro hanno gli stessi nostri sentimenti, provano le stesse gioie e le stesse sofferenze. Se chiudiamo gli occhi e ci immedesimiamo non è difficile arrivare a capirli, a provare pietà, compassione e sentire quel moto di solidarietà che, istintivo e sincero scatta quando avvengono delle calamità naturali.

E questi flussi migratori non sono altro che la conseguenza di un’unica grande calamità naturale mondiale che ci riguarda e coinvolge tutti, dovuta alle guerre e allo squilibrio nella distribuzione di tutte le risorse della Terra.

E c’è ancora qualcuno che non li vuole accogliere ed aiutare? C’è ancora qualcuno che cerca scuse su scuse per sbarazzarsene e rimandarli “all’inferno”?

Riflettiamoci bene prima di rifiutare questa nuova società multirazziale che si sta costituendo; in ogni modo il corso della storia non si cambia, va avanti da solo senza la nostra approvazione !

Quindi, togliamo il paraocchi e apriamo un po’ la mente; teniamo sempre un atteggiamento critico anche nei confronti di chi più “ascoltiamo o seguiamo” valutando la possibilità di un comportamento più accogliente e tollerante; se proprio non lo vogliamo fare per altruismo e generosità facciamolo per la nostra propria serenità perché intanto, per quanto si possa scalpitare, non potremmo mai fermare le trasformazioni in atto, fortissime in quanto motivate e mosse dallo spirito di sopravvivenza, dalla disperazione e da necessità vitali.

Sono convinta che se i provvedimenti necessari venissero adottati in maniera unanime, disinteressata e con buon senso (pretendendo da loro rispetto delle Leggi e del vivere civile, punendo i trasgressori ma mettendo gli onesti nella condizione di non dover delinquere per sopravvivere, dando loro possibilità e strumenti per vivere degnamente) non avremmo niente da rimetterci e ci sarebbe posto per tutti. Ma come ho già detto (IN NOME DELLA VOLONTA’) ci vuole buona volontà da parte di Governi e gente comune.

Non vengono da noi per calpestare, cancellare e privarci dei nostri usi, costumi, tradizioni, linguaggi e identità (questo l’abbiamo già fatto noi con loro).
Si tratta di conservare ognuno i propri e accogliere contemporaneamente quelli degli altri; scambiare e unire il meglio di ogni popolo e di ogni persona per realizzare qualcosa di più bello e più grande.

Si tratta di trasformare una situazione drammatica ed insostenibile in un’opportunità per tutti, anche per noi perché questi stranieri, extracomunitari, migranti, rifugiati rappresentano un valore, una ventata di rinnovamento per questa vecchia Europa civile e democratica, ma stantia.

Questa si chiama Evoluzione (positiva e costruttiva), altrimenti si regredisce.

LeA

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