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Era il ritornello e titolo alternativo di “Proposta”, canzone cantata dal Gruppo “I Giganti” nel 1967.

Oggi i fiori non li mettono più nei cannoni ma nei razzi e nelle granate. Fra i popoli, i tanti civili che sopravvivono e che con queste armi letali ci devono convivere, alcune persone con forza, coraggio e creatività hanno lanciato un messaggio di pace, spargendo semi di speranza e facendo crescere fiori nei loro razzi.

A Bil’in, villaggio palestinese vicino a Ramallah (Cisgiordania), come protesta pacifica contro guerra e violenza, una donna ha creato un grande giardino riempiendo di terra, seminando e annaffiando fiori all’interno di granate chimiche esplose. Vita, colori e profumo in un Territorio dove esiste solo distruzione, il rosso del sangue e l’odore delle armi e degli ordigni esplosivi.

Yaron Bob invece è israeliano e vive a Yated  a 10 Km dal confine con la striscia di Gaza. Yaron è un fabbro e i suoi simboli di pace sono rose, colombe e candelabri fabbricati con le parti inesplose dei razzi Qassam, lanciati dai miliziani di Hamas su Israele.

rocketsintoroses

Anche in Afghanistan succede una cosa simile. Nel libro “Mille splendidi soli” di K. Hosseini , si legge: “Sui davanzali Laila vede fiori interrati in vasi ricavati dai gusci vuoti dei razzi dei mujahidin – i Fiori dei Razzi, li chiamano gli abitanti di Kabul.”

Esempi ammirevoli e commoventi che dimostrano forza d’animo, lotta e amore per la pace.

LeA

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Fonti:

vocidalsuq.wordpress.com
www.rocketsintoroses.com
aperturaastrappo.blogspot.it

 


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