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E’ da poco uscito in libreria e on-line “Lo Stagno”, romanzo breve, per adulti e ragazzi che descrive il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di un ragazzino di tredici anni.

Il racconto è l’opera prima di Massimo Avuri, fiorentino, classe 1957, che attualmente insegna lingua italiana in un programma universitario nordamericano a Firenze. Studioso di lingue moderne, ha, tra l’altro tradotto per Giunti due romanzi dello scrittore francese Henri-Frédéric Blanc e con questo suo racconto ha ricevuto nel 2015 il Premio speciale della Giuria ex-aequo per la Narrativa inedita al 40° Premio letterario “Casentino”.

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Massimo Avuri

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Copertina del libro

“Lo Stagno” è ambientato a Firenze nei primi anni settanta, in quella che ancora era campagna, alle porte della città. E’ luglio, le scuole sono chiuse e un gruppo di ragazzini passa pomeriggi spensierati in cerca di aria, di avventure e nuove scoperte. In particolare Aiace, il protagonista esce spesso con sua cugina, la Francesca e insieme girano la campagna osservando piccoli animali da vicino o pescando nell’Arno.
Un giorno fanno un incontro che si rivelerà molto importante per la crescita interiore di Aiace e per l’evoluzione del racconto stesso che dalla descrizione di una spensierata fanciullezza passa a quella più riflessiva e matura di un giovane adolescente.

Anche se non esplicitamente così strutturato, Lo Stagno si divide quindi in due parti: la prima è una sorta di presentazione che descrive il mondo e le persone che circondano Aiace, coinvolge diversi personaggi e ne delinea i caratteri, i rapporti che li legano, le relazioni e le dinamiche interpersonali.

La seconda mette a fuoco il protagonista ed introduce un nuovo elemento che determina una svolta significativa e attribuisce al romanzo la sua vera configurazione, più riflessiva ed introspettiva.
E’ una parte ricca di significati profondi, lungo la quale vengono toccati temi come la scoperta dell’anima, vista sotto il profilo psicologico, l’impronta che possiamo dare al nostro destino e la rilevanza della prima fase adolescenziale per determinarne la direzione, l’importanza del silenzio.

Ciò che non muta lungo tutto il dispiegarsi del racconto è lo stile fresco e leggero che l’autore riesce sapientemente a creare e mantenere. Uno stile genuino, sincero, diretto e scorrevole che rende la lettura di questo libro assolutamente piacevole, anche quando vengono introdotti elementi di suspense e d’inquietudine.

La storia viene portata avanti da Massimo Avuri con estremo garbo, gentilezza e sensibilità.
Non manca il lato ironico, dialoghi e situazioni divertenti in parte tipici del carattere fiorentino, in parte scaturiti dall’attenzione dello scrittore nei confronti del proprio lettore: egli non lo vuole stancare, pertanto anche i momenti più intensi sono costellati da sorrisi e da intermezzi vivaci che alleggeriscono e sdrammatizzano.

A chi glielo chiede Avuri risponde che Lo Stagno non è autobiografico: “ …magari solo un venti percento ma circostanze, fatti e personaggi sono assolutamente immaginari” tiene a sottolineare. Pertanto non esiste nessuna vena nostalgica nel libro; piuttosto egli riesce a suscitare nel lettore, senza melanconia ma con tenerezza, l’emozione di dolci ricordi, di profumi e situazioni “naturalmente” passati.

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Massimo Avuri (a destra) durante la presentazione del suo libro presso la Libreria L’ORA BLU a Firenze

Infine, ma non per questo meno importante, tengo a mettere in evidenza che questo romanzo educativo può essere letto anche in una prospettiva futura, indirizzandolo cioè ad un pubblico di giovani alle soglie dell’adolescenza.
Assolutamente adatto alle loro letture, in esso troveranno spunti per maturare ed interrogarsi, offerti con tutto il tatto, la riservatezza e il rispetto che la loro difficile età richiede e che contraddistinguono questa bella storia.

LeA


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