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Il peso delle parole, la forza e la potenza dei libri, l’influenza che essi possono esercitare sulle persone e la società.

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Jorge Mendez Blake – El Castillo, 2007

Questa installazione è stata realizzata dall’architetto e artista messicano Jorge Mendez Blake, nato nel 1974 a Guadalajara dove vive e lavora.

Méndez Blake si è fin dal 2000 distinto e fatto notare per il suo impegno ad esplorare la complessità dei tempi moderni, attraverso le sue opere che sono state esposte in musei e gallerie di tutto il mondo.
Esse rappresentano la combinazione delle sue due grandi passioni: l’architettura e la letteratura con la quale mi sembra aver trovato un equilibrio espressivo completo, appagante per sé e di grande effetto e presa sul pubblico, un connubio acuto che coglie nel segno.
Materiali ed opere sono indistinguibili, la materia stessa è l’opera d’arte comprensiva del suo significato e della sua efficacia rappresentativa ed espressiva.

L’opera nella foto si chiama “El Castillo” (Il Castello); è stata realizzata ed esposta per la prima volta a Guadalajara nel 2007; da allora, fino al 2013 ha girato il mondo (Città del Messico, Parigi, Venezia, Aspen e Istanbul) ed ha riscosso un grande successo, anche sui Socials dove è stata ribattezzata “L’impatto di un libro”.

Infatti, un solo libro, più sottile di un mattone, sostiene l’intero muro, ne deforma la struttura e “lo piega”.
Méndez Blake è interessato da“…come una piccola cosa può trasformare qualcosa di grande”.

La scelta del libro non è casuale: “Il Castello” di Kafka è incentrato sull’alienazione e la frustrazione dell’uomo all’interno di un sistema di ordine globale che lo vuole integrato e nel contempo lo emargina. Il Castello rappresenta l’ingiustizia, la tirannia, l’incomunicabilità fra uno Stato ed il popolo. Il protagonista del libro, di nome “K” arriva in un villaggio dove gli abitanti sono completamente sottomessi al Castello senza esserci mai andati né aver mai parlato con chi ci vive; “K” non capisce, non accetta questa situazione e da solo contro tutti cerca di entrare in comunicazione col Castello.

A questo proposito Méndez Blake dice: ” Il protagonista della storia si mette [da solo] contro un sistema in maniera anonima … e non sa che sta lottando contro tutta una struttura che è il castello. Il libro fa lo stesso lavoro “.

In ogni mostra, il muro è stato costruito con mattoni del Paese ospitante, ma il libro è sempre rimasto lo stesso. L’altezza della parete è di 1,80 m, mentre la lunghezza è variabile; le pareti più lunghe, 23 m per un totale di 5.000 mattoni, sono state quelle innalzate a Guadalajara e ad Istanbul. La costruzione del muro richiede circa tre o quattro giorni ed avviene senza cemento, né colla.

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Jorge Mendez Blake – L’installazione ispirata al libro “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville

Nello stesso ambito Jorge Méndez Blake ha realizzato un’opera ispirata al racconto “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville nel quale si trovano i temi del virtuosismo morale e della resistenza estrema.
Anche in questo caso l’artista ha utilizzato un muro non cementato per dare forma fisica alla “costruzione della conoscenza” ed ha scelto il racconto di Melville come metafora del potere “edificante” della letteratura e della sua capacità di resistenza.

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Jorge Mendez Blake – L’installazione ispirata al libro “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville

LeA

Fonti:
verne.elpais.com
1301pe.com
mendezblake.com

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