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Dal 1909 al 1910 Freud, affascinato dalla figura emblematica e dal genio indiscusso di Leonardo Da Vinci, dedicò lui un anno di studi e cercò di delineare la figura del pittore tramite i suoi scritti e le sue tele.

Pur consapevole dei limiti e delle difficoltà nell’elaborare l’analisi psicologica di una persona vissuta secoli prima e di cui scarseggiavano notizie e documenti storici, Freud si lanciò in quest’impresa e ne scaturì un attento, illuminato e plausibile esame della personalità di Leonardo proiettata nella sua pittura.

Nel 1910 lo psicoanalista austriaco pubblicò il saggio: “Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci”, da lui stesso rivisto e corretto nel 1919 e nel 1923.

Fra i dipinti presi in esame da Freud ci sono “Sant’Anna con la Vergine e il Bambino” e “Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e San Giovannino”; i due capolavori colpirono molto Freud in quanto significativi per l’analisi delle figure fondamentali ruotate intorno a Leonardo Da Vinci fin dalla nascita.

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Leonardo Da Vinci – Sant’Anna, La Vergine e il Bambino, 1510-1513 ca- olio su tavola – 168×130 – Museo del Louvre, Parigi

Leonardo era figlio illegittimo del notaio Piero Da Vinci e di una donna di umile estrazione, Caterina. I primi cinque anni il bambino li passò con la madre naturale dopodiché, da fonti storiche si sa che andò a vivere col padre, la sua giovane moglie Albiera di Giovanni Amadori e i nonni paterni Antonio e Lucia. Donna Albiera non poteva avere figli, pertanto sia lei che Lucia accolsero il piccolo Leonardo e lo accudirono con amore. Sette anni dopo morì anche Albiera e l’ormai dodicenne Leonardo rimase con la nonna.

Una situazione familiare psicologicamente complessa per un bambino, con varie importanti figure di riferimento femminili le cui tracce inconsapevoli furono percepite da Freud, osservando la costante presenza nelle tele a soggetto religioso, della figura della Vergine ma anche di quella della nonna di Gesù, Sant’Anna, spesso rappresentate come donne della stessa età: due madri per un unico figlio.

Non è dato sapere se le due donne scaturite dall’inconscio di Leonardo fossero le due madri, naturale e adottiva o una di esse con la nonna Lucia ma la sostanza non cambia: Leonardo dipinse due donne giovani vicine a Gesù Bambino, due madri, così come lui stesso aveva avuto due madri.

Nel dipinto conservato al Louvre è possibile assimilare la Vergine Maria con la mamma Caterina e la nonna di Gesù Sant’Anna con la nonna Lucia, leggendo la scena come ciò che forse Leonardo avrebbe voluto per la sua infanzia e adolescenza: la madre naturale, la nonna paterna, quindi forse il matrimonio fra i suoi genitori e una famiglia unita (da notare che dopo la morte della prima moglie Albiera, Pietro da Vinci si risposò altre tre volte).

Tuttavia, si può anche ipotizzare che Caterina, essendosi occupata per pochi anni del bambino sia stata rappresentata da Sant’Anna, figura che osserva dolcemente ma non si occupa direttamente di Gesù, mentre Monna Lucia, la nonna che ha ricoperto anche ruolo di madre, è Maria.

Elaborare un’ulteriore personale ipotesi, vedendo nelle figure del dipinto la madre adottiva e la nonna paterna come se il grande Genio rinascimentale avesse totalmente rimosso e cancellato il suo vissuto con mamma Caterina, mi sembra abbastanza azzardato.

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Leonardo Da Vinci – Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e San Giovannino, 1501-1505 ca – detto Cartone di Sant’Anna -disegno a gessetto nero, biacca e sfumino su carta – 141.5 × 104.6 – National Gallery, Londra

Nella versione del dipinto dove compare San Giovanni Battista bambino, la Vergine e Sant’Anna oltre ad essere entrambe di giovane età, sono anche alla stessa altezza e tra loro si coglie una grande complicità, come precisò Freud, nel 1923, rinforzando la sua teoria.

Sarebbe interessante ricevere i vostri commenti, pareri e approfondire insieme questo tema. Grazie.

LeA

Fonti: 
centrostudipsicologiaeletteratura.org
foglidarte.it
Il pensiero plurale: Ruffaldi-Terravecchia-Sani

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