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“La pittura è una poesia che si vede e non si sente e la poesia è una pittura che si sente e non si vede”. Questa citazione del grande Leonardo da Vinci mi ha portato alla mente i dipinti naïf del pittore croato Ivan Rabuzin.

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Rabuzin nasce nel 1921 in un villaggio della Croazia ed è il sesto degli undici figli di un minatore.
Dopo le elementari lascia la scuola e lavora nei campi con i fratelli ma verso i venti anni riprende gli studi come carpentiere, ebanista e segue anche un corso che lo introduce al disegno in ambito artistico. Lavora e fa carriera in un mobilificio, dilettandosi a disegnare, a leggere libri d’arte e a visitare Gallerie durante il tempo libero. E’ nel 1956 che inizia realmente a dipingere.

Egli diceva di sé stesso di essere ignorante e di non saper dipingere.

Tuttavia continua a seguire la sua vena artistica ed a creare dipinti, studiando, sviluppando e modificando la tecnica pittorica ed espressiva attraverso un processo di astrazione e di snellimento, di semplificazione e di stilizzazione delle immagini e dei soggetti cercando d’introdurre anche elementi geometrici.
Uno stile unico che lo fa diventare noto sul Mercato Internazionale dell’Arte e gli permette di fare della pittura la sua professione. Inizia ad organizzare mostre personali e a vincere numerosi premi fra i quali il premio “Henri Rousseau” a Bratislava. Da allora le sue opere sono state esposte in molte mostre importanti nel suo Paese ma anche a Parigi, a San Paolo e nel resto del mondo.
Dal 1993 al 1999 Rabuzin è membro del Parlamento croato e muore nel 2008 all’età di 87 anni.

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L’artista individua in paesaggi estremamente poetici, nella natura, nelle case dei villaggi che conosce i soggetti che meglio esprimono la sua interiorità. Nuvole libere nel cielo azzurro, grandi fiori colorati, alberi e campi di grano sempre ben ordinati e allineati nella loro continua rotondità e sfericità perché Rabuzin vede nel cerchio quanto vi e di più semplice, essenziale, conciso e perfetto; la sfera e il cerchio sono i suoi segni dell’assoluto, i simboli dell’interezza.

Per Rabuzin il colore era “un’esperienza emozionale”.

Le sue tele sono luminose e cosparse di caldi toni pastello che trasmettono tranquillità, ottimismo e pace. I suoi paesaggi sono armoniosi, immersi nel silenzio e simili all’idea che ci possiamo fare del paradiso.

Un suo ammiratore ha detto: “Questi quadri, nella loro semplicità, riescono a conservare intatte le emozioni che il pittore voleva comunicare all’osservatore ……. ne vorrei uno, per guardarlo tutti i giorni e sentirmi felice.”

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Se le opere di Rabuzin rappresentano i luoghi della sua infanzia, penso allora che questa sarà stata certamente molto povera ma anche molto serena.
Credo inoltre che questa storia dimostri quanto si possa ottenere, malgrado la povertà con la volontà e la determinazione, per migliorarsi, imparare ed uscire da una situazione sfavorevole; quanto siano importanti l’istruzione e la formazione anche da autodidatta e quanto comunque un puro talento innato rimarrebbe tale se non ci fosse l’impegno a coltivarlo, svilupparlo ed affinarlo di chi lo possiede.

LeA

Fonti: 
ilmondodimaryantony.blogspot.it
it.wikipedia.org

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