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Le “Danzatrici” sono cinque splendide statue muliebri in bronzo provenienti dagli scavi di Villa dei Papiri ad Ercolano e conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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Le cinque giovani donne, dell’altezza di un metro e mezzo circa furono definite inizialmente “Danzatrici”, reinterpretate come “Portatrici d’acqua”, in seguito comprese come “Danaidi” ed oggi indicate più semplicemente come “Peplophorai” (Peplofore), cioè “Portatrici del peplo”, il tipico indumento dell’antica Grecia.

Anche se come danzatrici sarebbero affascinanti, preferisco pensare che, considerate anche le posizioni delle statue, si trattasse delle “portatrici di acqua”, nonchè “Danaidi” figure mitologiche condannate ad attingere acqua eternamente.

Leggenda
Le Danaidi erano le cinquanta figlie di Danao, re di Argo che furono chieste in sposa dai cinquanta figli di Egitto, fratello di Danao.
Contrario, come le figlie, a queste nozze, Danao fu costretto ad acconsentire ma regalò ad ognuna di loro una spada, affinché uccidessero i loro mariti durante la notte e potessero sposare gente del luogo, dando vita al popolo dei Danai, ovvero i Greci.
Tutte obbedirono al padre, tranne una, Ipermestra che decise di risparmiare il coniuge Linceo.
Le quarantanove spose omicide furono perdonate da Zeus ma non da Linceo che vendicò i propri fratelli uccidendole a sua volta.
Arrivate negli inferi, le Danaidi furono punite e condannate a riempire d’acqua una giara forata, senza tregua, per l’eternità.

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John Singer Sargent – Le Danaidi, 1922-25 – olio su tela – 335,28 × 632,46 cm – Museum of Fine Arts, Boston

Villa dei Papiri
Villa dei Papiri, di epoca romana, fu sepolta durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.c. ed è conosciuta anche come “Villa dei Pisoni”, dal nome del suo proprietario, Lucio Calpurio Pisone, facoltoso uomo di cultura e suocero di Giulio Cesare.

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Ricostruzione ideale di Villa dei Papiri

La Villa di Ercolano è un’importantissima scoperta archeologica che risale al 1750.
Nel ‘700 i lavori di scavo furono presto interrotti per essere ripresi solo nel secolo scorso (1750-1761, 1764-1765, 1985, 1996-1998, 2002) ed il sito è tutt’ora attivo, a causa della grandezza della struttura che richiede un continuo approfondimento e degli innumerevoli reperti d’inestimabile valore che vengono alla luce.

Il tesoro di Ercolano è costituito tra l’altro da 1820 rotoli di papiro d’eccezionale valore storico.
Furono ritrovati ancora arrotolati nelle loro custodie di legno, carbonizzati e difficili da riconoscere.
Ciò nonostante, gli esperti riuscirono a srotolarli, analizzarli ed interpretarli come scritti di filosofia, in lingua greca e latina e considerato il loro ingente numero, si dedusse che facessero parte di una vera e propria biblioteca all’interno della Villa.

Curiosità
Alfine di imitare la bellezza e la grandiosità di Villa dei Papiri, a Malibù è stata progettata una residenza privata seguendo meticolosamente i disegni in pianta effettuati durante gli scavi di Ercolano per ricostruire con precisione l’intero complesso architettonico.

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Pianta di Villa dei Papiri

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Riproduzione della Villa dei Papiri a Malibù

Il grande fotografo napoletano Mimmo Jodice (1934) realizzò nel 2005 un’installazione con la quale, grazie a giochi di luci ed ombre, esaltò le espressioni delle cinque belle Danzatrici e ne moltiplicò i gesti, al punto di farle sembrare animate.

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LeA

Fonti
cir.campania.beniculturali.it
lacooltura.com
it.wikipedia.org
AA.VV. Ercolano, Tre secoli di scoperte, Electa Napoli 2008
anm.it

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