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La Pastiera, dolce tipico del periodo pasquale, uno dei capisaldi della cucina napoletana che si tramanda molto probabilmente dal XVI° secolo, è di per sè un’opera d’arte; farne un capolavoro richiede, oltre agli ingredienti di base anche molte attenzioni, amore e passione, componenti che di sicuro utilizzavano le suore dell’antico convento di San Gregorio Armeno a Napoli, originarie dell’Ordine basiliano e considerate delle vere maestre nella complessa preparazione di questa specialità;
durante il periodo pasquale ne confezionavano in grande quantità per le tavole della ricca borghesia e dell’aristocrazia, mescolando uova, ricotta, grano, latte, spezie e il profumo dei fiori d’arancio del giardino conventuale.
“Quando i servitori andavano a ritirare i dolci per conto dei loro padroni, dalla porta del convento fuoriusciva una scia di profumo che si spandeva … [dappertutto] e dava consolazione alla povera gente per la quale quel delizioso divino aroma era la testimonianza della presenza del Signore” (Loredana Limone, scrittrice e gastronoma).

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Luca Giordano – Le monache Basiliane accolte a Napoli – affresco

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Chiostro del monastero di San Gregorio Armeno a Napoli

Anche la mensa di corte veniva deliziata dal sapore della pastiera e un simpatico aneddoto, risalente al 1800 la vede protagonista insieme ai regnanti dell’epoca Ferdinando II° di Borbone e la consorte Maria Teresa D’Austria.
Pare che la seria Regina, soprannominata “la Regina che non ride mai”, dietro le insistenze del marito avesse assaggiato una fetta della specialità napoletana ed estasiata si fosse finalmente lasciata sfuggire un sorriso; con grande sorpresa il Re avrebbe esclamato: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo !!!”.

Ma esiste un’origine mitologica e leggendaria della pastiera che risale all’epoca romana.
È la storia della sirena Partenope, venerata un tempo come dea protettrice di Napoli.
Partenope, incantata dalla bellezza del golfo tra Posillipo e il Vesuvio aveva preso lì la sua dimora.

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G. Buttasson – La sirena Partenope – Disegno estratto dalla pag 8 del volume 8 del Nuovo Dizionario Geografico, 1833 – British Library

Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare gli abitanti del golfo con canti d’amore e di gioia.
Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti ne rimasero profondamente affascinati e per ringraziarla decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero: la farina, simbolo di ricchezza; la ricotta, simbolo di abbondanza; le uova, che richiamano la fertilità; il grano cotto nel latte, a simboleggiare la fusione di regno animale e vegetale; i fiori d’arancio o di altri agrumi, profumo della terra campana; le spezie, omaggio di tutti i popoli; e lo zucchero, per celebrare la dolcezza del canto della sirena.
Partenope, felice si inabissò per fare ritorno alla sua dimora e depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, estasiati dal suo soavissimo canto e dalla bontà dei doni, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti ricevuti trasformandoli in una torta, la prima Pastiera, che superava in dolcezza persino il canto della sirena stessa.

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Partenope nella “Fontana della Sirena”, in Piazza Sannazaro a Napoli

A tutti una Felice Pasqua …. con o senza Pastiera!

LeA

Fonti:
ninocannavalechef.it
bassairpinia.it
portanapoli.com

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