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“L’amore per l’arte e per il bello ha accompagnato tutta la mia vita, fin da piccola ….. mi sono resa conto che in ogni periodo della mia esistenza è sempre stato presente qualche ventaglio….. Il ventaglio è la rappresentazione allegorica della vita: si apre, ha un inizio, una curva ascendente, un culmine, una curva discendente, una fine. Si chiude. Al suo interno può esserci di tutto. Ed in effetti sempre, in esso, è rappresentata la vita in qualche sua manifestazione…”.
Sono queste parole di Anna Checcoli, studiosa, restauratrice e collezionista di ventagli, che mi hanno convinta a partecipare qualche tempo fa ad una sua esposizione su questo oggetto antichissimo, pieno di mistero, ricco di significati simbolici e molto spesso vera e propria opera d’arte.

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Ventaglio pieghevole francese Grand Vol (apertura 180°), in organza di seta dipinta a mano; montatura in legno detta “demi-sultane” con stecche incise e dipinte in oro e argento, 1890 circa

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Ventaglio pieghevole francese in pelle sottile e carta dipinte a mano; montatura in madreperla ageminata con argento dorato, metallo con pietre colorate incastonate, 1860 circa

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* Ventaglio italiano di merletto di Burano, con stecche di tartaruga, oro e zaffiri, 1890

La necessità di realizzare un manufatto come il ventaglio ha origine nelle preistoria, quando gli uomini, per scacciare insetti e smuovere l’aria contro la calura non potevano altro fare che agitare istintivamente la mano in quel gesto tipico che ancora oggi conosciamo.
Nel corso dei secoli e dei millenni, l’uso rudimentale di grandi foglie si è evoluto per arrivare al vero e proprio ventaglio.

Dall’Antico Egitto alle civiltà etrusca, greca e romana, passando dal Medioevo fino età moderna e contemporanea, dall’Oriente all’Occidente, che fossero costruiti in materiali vegetali, bronzo, carta, stoffa, trine e merletti, madreperla, paglia o di bellissime piume di struzzo, in legno, avorio, osso o in oro tempestato di pietre dure e preziose, che fossero scolpiti, intagliati, ricamati o dipinti, i ventagli si sono da sempre rivelati oggetti di grande pregio e valore.

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Ventaglio francese in piume di struzzo color crema; montatura in tartaruga bionda e monogramma in argento con 85 diamnati incastonati, 1890 circa

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Ventaglio pieghevole francese detto “bouquet” o mazzolino in seta con applicazioni di fiori di seta e carta; stecche in avoriolina incisa con fiori dipinti in oro e argento, 1900 circa

Ne esistono due grandi tipologie: quelli rigidi (ventole) con un manico ed uno schermo e quelli pieghevoli.

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Coppia di ventole fiamminghi o del Nord della Francia, in papier maché con dipinti su carta applicati sullo schermo. Manico in legno tornito, 1885 circa

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Oggetto maschile e femminile.
Ma occorre innanzitutto sfatare un luogo comune: il ventaglio non è sempre stato un’oggetto prettamente femminile, strumento di vanità e seduzione; tutt’altro, bisogna arrivare alla fine dell’Ottocento affinché esso diventi appannaggio delle donne.
Prima di allora e dal 1500 circa, il ventaglio fu normalmente utilizzato anche dagli uomini;

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Regency ball

Addirittura, prima del 1500, risalendo secondo i più antichi reperti archeologici fino al 3200 a. c., si può dire che se ne servivano esclusivamente loro in quanto il ventaglio costituiva un importante simbolo di potere, un’arma da utilizzare in guerra, la rappresentazione di un vero e proprio status sociale, riservato al genere maschile.

Per lungo tempo infatti il ventaglio, ed in particolare il Libello a manico lungo, è stato utilizzato dai servitori per rinfrescare e proteggere dagli insetti solo le personalità di potere e alto rango, in campo politico e religioso (i Libelli del Papa sono esistiti fino al 1963). Essi servivano anche per purificare l’aria dei Templi o per allontanare gli insetti dall’altare durante la Messa.
Nel Giappone feudale esisteva il ventaglio da combattimento: il Tessen (pieghevole e con stecche di ferro), portato in mano o in cintura dai Samurai, utilizzato per comunicare a distanza e trasmettere segnali durante le battaglie o come arma di difesa.
Quindi ambienti di potere temporale ed ecclesiastico e campi di battaglia del tutto estranei al mondo femminile.

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Ventaglio pieghevole giapponese tipo “Tessen” utilizzato dai Samurai come arma durante i combattimenti o per dare ordini. Carta dipinta in oro e argento, montatura in acciaio e bambù, intarsi in argento e oro, XVIII° secolo

Introduzione del ventaglio pieghevole
Col passar del tempo l’uso del ventaglio si è diffuso e le sue funzioni si sono moltiplicate: prima della metà del ‘500 le ventole combattevano insetti, calura e cattivi odori negli ospedali e nelle osterie, mentre fino a pochi anni fa, nelle campagne il ventaglio rigido serviva per alimentare il fuoco;
ma è a metà del XVI° secolo, con Caterina De’ Medici che avviene la grande svolta: all’antichissimo ventaglio rigido viene affiancato quello pieghevole.

Questa tipologia di ventaglio è stato molto probabilmente inventata in Cina e Giappone a partire dal IX° secolo (il Tessen dei Samurai era pieghevole), traendo ispirazione dalla conformazione delle ali dei pipistrelli. Arrivò da noi grazie agli scambi culturali e commerciali dell’epoca e Caterina De’ Medici, nel XVI° secolo esportò quest’innovativo oggetto in Francia, dove suscitò grande meraviglia e successo, diffondendosi rapidamente in tutte le Corti Europee e diventando un oggetto aristocratico destinato solo ai ranghi sociali più elevati, indispensabile per l’etichetta di corte.

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Ventaglio pieghevole del 1500 in pelle sottile di capretto traforata per imitare i pizzi italiani, denominati “a reticella”; montatura in avorio.

Il ventaglio artistico
A partire dal 1600, il ventaglio attira numerosi artisti famosi ed i miniatori di porcellana che iniziano a dedicarsi alla pittura sulle “pagine” di questo manufatto che assurge ben presto ad oggetto artistico.

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Ventaglio pieghevole francese o italiano in pregiatissima pelle di cigno pergamenata dipinta a mano con i colori scuri dell’epoca e carta filigranata con fibre tessili; montatura in avorio traforato e intarsiato. Apertura volutamente ridotta, prima metà del 1600.

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Importante ventaglio pieghevole napoletano, appartenuto ad Anna Stuart, Regina d’Inghilterra e donato ad una sua dama di compagnia. Avorio dipinto a mano con decori cinesi, 1690.

Il 1700 è il secolo d’oro del ventaglio che viene utilizzato in ogni occasione. Quelli maschili sono sforzosi e leziosi quanto quelli femminili.
In Spagna esso diventò parte integrante della danza, dal flamenco a quella di genere.
In Francia, alla fine del secolo, cioè durante la Rivoluzione francese (1789-1799) i ventagli, non più pregiati ma realizzati in materiali poveri, servirono come mezzo di propaganda politica e di comunicazione per divulgare alle masse gli eventi salienti. Benchè rari in quanto vietatissimi, esistevano anche i ventagli controrivoluzionari che inneggiavano al Re ed alla sua famiglia; anche se nobiliari essi apparivano più rigorosi rispetto a quelli precedenti.
In Italia si diffusero gli ambìti ventagli con vedute urbane, archeologiche e paesaggistiche, denominati ”Grand Tour”, particolari “cartoline illustrate” che venivano acquistate dalla nobiltà come ricordo o come regalo durante il Gran Giro in Europa del Sud che regolarmente effettuavano.
In Cina e Giappone bravissimi artisti realizzarono ventagli intagliati in avorio o madreperla, laccati, in preziosissima filigrana smaltata, dipinti su carta e seta con scene di corte o di vita ed anche la coreografia delle danze orientali prevedeva l’uso del ventaglio.

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* Ventaglio spagnolo

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Questo ventaglio è uno dei 3-4 ventagli controrivoluzionari (detti anche monarchici o realisti) esistenti al mondo ed è appartenuto ad un familiare del Re di Francia Luigi XVI° forse la stessa Maria Antonietta o la sorella. E’ in legno di Palissandro; il medaglione centrale è stato realizzato dall’incisore ufficiale del Re e rappresenta Luigi XVI°, Maria Antonietta e il Delfino. Le scritte in paillettes dicono: Io l’amo, l’adoro (il Re) – Signore, salva il Re.

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Ventaglio pieghevole italiano “Grand Tour” in pregevole pelle di cigno dipinto a gouache con vedute di Roma; montatura in avorio, 1790 circa

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Ventaglio cinese per esportazione europea in filigrana d’argento dorato e smaltato in cobalto e manganese, 1820 circa

Tra il XIX° e XX° secolo il ventaglio sviluppò la sua funzione di divulgazione ed oltre a ricordare viaggi e paesaggi, ricordava eventi storici, mondani, politici e sportivi; dalla metà dell’800 fino alla metà del ‘900 esso si trasformò in un diffuso mezzo pubblicitario.

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Ventaglio pubblicitario francese in carta e legno, 1920 circa

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Ventaglio belga molto raro in carta cromolitografata e montatura in legno naturale, 1910 circa

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Ventaglio pieghevole spagnolo in carta cromolitografata; montatura in legno. L’opera è “La Morte dopo la Vita”, 1987 dei pittori Gilbert Proesch e George Passmore, esponenti contemporanei della Body Art. Firma originale degli autori.

Altre due curiosità:
Fra il 1700 ed il 1800 fu ideato e codificato un linguaggio “a distanza” tramite l’uso del ventaglio, che serviva nei giochi di società ma soprattutto permetteva a uomini e donne di comunicare tra loro, secondo il modo in cui veniva tenuto e quanto lo si apriva o chiudeva; il ventaglio si trasformò in uno strumento fondamentale per dialogare con l’altro sesso e fissare appuntamenti galanti fino ai primi del ‘900.

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Edoardo Tofano – Donna con ventaglio – olio su tavola – 30 x 25 – Collezione privata.

Nel XVIII° secolo l’etichetta imponeva che il ventaglio fosse utilizzato non solo dalle madri ma anche dalle figlie piccole e di conseguenza ne erano corredate anche le bambole, spesso con forme identiche.

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Ventagli pieghevoli italiani in filigrana d’argento della metà dell’800 circa, per Signora e per bambina.

Vi erano ventagli per tutte le occasioni: le nascite, i fidanzamenti o per il corredo delle ragazze; quelli da sera potevano essere neri con paillettes e lustrini mentre ai funerali erano neri semplici; altri venivano usati in chiesa, a teatro e anche come mappa geografica.

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* Ventaglio da sposa, Belgio, 1880-1890

Oggi i ventagli non fanno più parte del guardaroba femminile né dell’uso quotidiano. Tuttavia negli ultimi anni si è vista una rinascita del collezionismo di questi preziosi oggetti ed un rinnovato interesse di artisti contemporanei. Inoltre, esiste tutt’oggi a Cadice, in Andalusia, la principale scuola e manifattura di artigianato artistico di ventagli nel mondo.

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Altri ventagli particolari

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Ventaglio pieghevole “brisé” russo in avorio (probabilmente di mammuth) traforato, col monogramma dello zar Alessandro III (Imperatore dal 1881 al 1894) in oro con 2 diamanti incastonati sulla corona ed il simbolo imperiale in oro, 1885-1890. Esso fu donato dallo Zar alla nobile famiglia Kovalevskaya, dalla quale arriva l’oggetto accompagnato da foto e scritti.

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Ventaglio pieghevole “brisé” austriaco del 1916 in legno di balsa e cartone stampato con i ritratti di personalità politiche e militari dell’epoca ed i loro autografi, in particolare Il Grand Duca Ferdinando D’Asburgo-Lorena, il Kaiser Guglielmo II di Germania e l’Imperatore Francesco Giuseppe.

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Ventaglio pieghevole francese in pizzo e tulle con montatura in tartaruga contenente un paio di occhiali da utilizzo (non decorativi), 1888

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Ventaglio “brisè” francese con montatura in tartaruga bionda con foglia di argento dorato e applicazioni di dischetti di acciaio. Estremità delle stecche a forma di aquila napoleonica. Inserimento di una lente d’ingrandimento, di uno specchietto e di vetrini, 1805 circa


Anna Checcoli effettua restauri di ventagli antichi, consulenze ed expertises, stesura di articoli e saggi ad essi dedicati. Ha tenuto lezioni e conferenze, fatto esposizioni al fine di rendere onore a questo meraviglioso accessorio.
www.ventagli.org

Tutti i ventagli fanno parte della collezione di Anna Checcoli (che ne comprende più di 500), eccetto quelli contrassegnati con un asterisco nella didascalia.


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