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Ho scoperto questa scrittrice caraibica acquistando il suo ultimo libro “Vedi adesso allora” pubblicato nel 2014, a seguito di una recensione che mi aveva interessata ed intrigata.

Alcuni critici hanno definito il suo lavoro un “magico realismo” e penso che qualcosa di magico ci sia veramente perché dopo un primo attimo di stupore e smarrimento sono stata letteralmente stregata dallo stile narrativo e l’atmosfera creata dalla scrittrice nel suo più recente romanzo ma soprattutto in quelli precedenti che mi sono ritrovata a leggere tutti d’un fiato.

I romanzi di Jamaica Kincaid sono prevalentemente autobiografici anche se l’autrice ha sempre chiesto ai suoi lettori di non interpretare i fatti troppo alla lettera in quanto al di là dello sviluppo della trama, essa vuole dare la priorità ad impressioni, sensazione e percezioni.

Biografia

Jamaica Kincaid è lo pseudonimo di Elaine Cynthia Potter Richardson, americana ma nata nel 1949 a Saint John’s, capitale dell’Isola di Antigua, nel Mar dei Caraibi, colonia britannica fino al 1981.

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Elaine Cynthia Potter Richardson alias Jamaica Kincaid – www.enciclopediadelledonne.it

La bambina non conosce suo padre, vive sola con la madre ed in seguito anche col patrigno e tre fratelli maschi.
Sono poveri, ma i genitori abbastanza colti faranno comunque studiare i loro figli, rigorosamente col sistema educativo inglese.

Elaine si rivelerà molto intelligente e brillante; la sua precoce vocazione letteraria troverà ben presto spazio per esprimersi, legge di tutto e scrive in continuazione ma nonostante i successi scolastici, la madre interrompe gli studi della figlia e la manda negli Stati Uniti a lavorare presso una famiglia, alla pari per contribuire al sostentamento di tutti dato che nel frattempo il patrigno si era ammalato.

Elaine arriva a New York a 16 anni, lavora, ma taglia completamente i ponti con la sua famiglia. Starà vent’anni lontana da Antigua senza mai rivedere la famiglia e passando lunghissimi periodi senza neanche sentirla.

Riprende anche a studiare Elaine, scrive e non senza difficoltà riesce ad entrare nel “The New Yorker” dove rimarrà fino al 1995 e sul quale pubblicherà i suoi primi articoli e racconti.

Jamaica vive tutt’oggi negli Stati Uniti, dividendosi fra Vermont e California. Ha 3 figli (1 maschio e 2 femmine) dei quali due avuti dal primo matrimonio e una dall’attuale marito.

Ha dedicato buona parte della sua vita professionale anche all’insegnamento universitario; senza contare i singolarissimi romanzi autobiografici, la sua carriera di scrittrice è costellata da numerosi racconti, saggi e libri di giardinaggio, altra sua grande passione.

Temi
I temi affrontati dalla Kincaid derivano dai tanti “pesi” che si è sentita addosso nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza e che hanno marcato e caratterizzato tutta la sua vita di adulta.

I temi cardine sviluppati sono il rapporto madre-figlia, e quello con gli altri familiari, il femminismo, il colonialismo ed imperialismo non solo britannico ma anche americano, e di conseguenza il potere, lo sfruttamento, la perdita d’identità di un popolo, il razzismo. Nel suo ultimo libro la scrittrice prende in esame anche il tema del tempo, oltre a quello del matrimonio, ispirandosi al proprio finito col divorzio.

Ci sono ancora numerosi aspetti attraenti ed affascinanti da scoprire e raccontare riguardo a Jamaica e ai suoi romanzi. Lo farò nella seconda parte dell’articolo nel quale indicherò anche tutte le opere della scrittrice.

Per concludere vi lascio ad alcune sue citazioni e passaggi molto significativi:

Circa il femminismo che le è stato spesso contestato
“Quando scrivo io non sono una femminista, né una persona di colore, né una donna o qualsiasi altra cosa, sono solo una scrittrice e sono abbastanza spietata. Il femminismo ha influenzato la mia vita più della mia scrittura, certamente esso ha reso possibile la tipologia di libri che scrivo al fine di pubblicarli e di avere dei lettori”.

Lei stessa
Sono una che scrive per salvare la propria vita”.

La madre
Mia madre sedeva sui gradini di pietra, con la voluminosa gonna a pieghe che le ricadeva tra le gambe […] vedevo il suo volto, un volto che era per me di una bellezza mirabile […] Come veneravo questa bellezza, e nel mio cuore di bambina le dicevo sempre: Sì, sì, sì” .
Mia madre mi ucciderebbe se ne avesse l’opportunità. Ucciderei mia madre se ne avessi il coraggio”.

Il colonialismo
….rifiuti umani provenienti dall’Europa […] facevano uso di esseri umani provenienti dall’Africa […] per soddisfare il loro desiderio di ricchezza e di potere, per riscattare la propria esistenza infelice, per essere meno soli e vuoti: una malattia europea. Alla fine i padroni se ne andarono, per così dire; alla fine gli schiavi furono liberati, per così dire”.

LeA

Fonti:
bbc.co.uk
en.wikipedia.org

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