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1a parte: I romanzi singolari ed avvincenti di Jamaica Kincaid

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Jamaica Kincaid

I romanzi autobiografici di Jamaica Kincaid raccontano un’ infanzia e un’adolescenza trascorse in solitudine, prive di amore, attenzioni e considerazione, punteggiate solo da sporadiche relazioni umane, in un contesto di miseria, abbandono e ostilità.

Per capire cosa ha portato la Kincaid ad affrontare determinati temi, comprendere la sua psicologia ed il perché del risentimento e della rabbia che traspaiono dai toni duri e taglienti utilizzati, occorre un minimo approfondire le circostanze e gli eventi della sua vita.

Inizierei dal rapporto conflittuale con la madre alla quale Jamaica ovvero Elaine è molto legata e che rappresenta il suo unico grande affetto e punto di riferimento.
La nascita del primo fratello, quando Elaine ha nove anni, ed in seguito anche quella degli altri due, determina un progressivo allontanamento affettivo della madre che d’ora in poi dedicherà tutte le sue attenzioni ai figli maschi in quanto “più degni” di essere preparati ad un futuro migliore e pertanto aiutati, contrariamente a lei femmina che, secondo le convenzioni è destinata ad obbedire, servire, accudire e sottomettersi.
La piccola Elaine si sente tradita, rifiutata e trascurata dalla madre, interiorizza un profondo senso di abbandono e di vuoto. Questo provocherà una frattura insanabile nel loro rapporto.
Non è la prima volta che Elaine si misura con questa angoscia dovuta all’abbandono. Non ha mai conosciuto il suo padre naturale ed essere “figlia di padre ignoto” è il primo dei tanti “pesi” che dovrà portare.
Inoltre, il comportamento della madre la mette davanti ad un’evidenza che non accetterà mai: i figli maschi hanno più diritti delle figlie femmine; ma la forte e frustrata personalità di Elaine non si piega a questo pregiudizio e lotterà sempre per far crescere la propria potenzialità e le sue aspirazioni.
Ad Antigua, la futura scrittrice dovrà affrontare anche il trauma di un popolo colonizzato, privato della propria identità culturale ed etnica e considerato inferiore a casa propria.
Tanti pesi da portare e tanti fattori che segneranno a vita Elaine e poi Jamaica e ne determineranno la personalità forte, determinata, caparbia, colma di voglia di rivincita, di rabbia e risentimento nei confronti del suo passato.
Anche per questo, nel 1973 adotta lo pseudonimo di Jamaica Kincaid perché vuole sentirsi “un’altra persona rispetto a quella che non poteva realizzare i propri sogni e con solo pesi da portare” e affinché la famiglia e la gente di Antigua non sappiano cosa scrive.

 

Ecco questo è quanto ha determinato le forti incomprensioni, i conflitti e le profonde ferite della scrittrice che con i suoi romanzi, progressivamente, svela anche un filo inquietante in quanto apparentemente indissolubile che si dipana, collega e lega le donne della sua famiglia: dalla nonna, alla madre, a lei stessa e quindi a sua figlia.

Jamaica, fin da piccola, percepisce di essere simile alla forte figura materna e lotta per non somigliarle, per spezzare quell’incessante, corrosivo inferno interiore, quella scia di amore-odio, di mancanza di affetto e attenzioni materne che si tramandano di generazione in generazione, come una maledizione.

Non è semplice e infatti in “Vedi adesso allora” , l’ultimo libro, la figlia della protagonista ancora una volta rinfaccia alla madre: “Noi non contiamo niente per te, solo la tua infanzia con tutto il suo dolore, come se nessuno avesse mai sofferto nell’infanzia, come se solo tua madre fosse mai stata crudele con sua figlia”.

STILE

A parte le tematiche affrontate da Jamaica Kincaid, universali, di grande impatto e coinvolgimento, penso che anche il suo stile rivesta un notevole interesse letterario.

La scrittrice lascia inizialmente perplessi e stupisce con un ritmo di narrazione volutamente ripetitivo, ipnotizzante alfine di enfatizzare e sottolineare il senso profondo ed intrinseco del libro, al di là del racconto stesso.

Il suo tono schietto, duro e sprezzante spiazza e lascia interdetti ma viene ampiamente attenuato da una bellissima prosa delicata, elegante, poetica e meticolosa.
Nella drammaticità della sua vita, Jamaica riesce talvolta anche ad essere divertente, spiritosa ed autoironica.

Non interessa a Jamaica di risultare “antipatica o disumana”; lei riversa sulla carta, quasi istintivamente quello che porta dentro, i tanti pesi che la opprimo dalla nascita e che cerca di scongiurare, ripetendo talvolta una frase o una parola in modo ossessivo, come un mantra.

Jamaica non scrive tanto per compiacere, quanto per una sua autoguarigione, una terapia, come lei stessa afferma: “Se non fossi diventata una scrittrice, non so cosa mi sarebbe successo dato che per me [la scrittura] era una sorta di auto-salvataggio”.

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Antigua, il Porto Inglese con il Monte Boggy, rinominato nel 2009 “Monte Obama” in onore di Barack Obama in quanto 1° Presidente nero degli Stati Uniti

Questo stile innovativo della Kincaid è stato lodato per l’ingegno e la qualità lirica; è stato anche definito “modernista” perché gran parte della sua narrativa è “culturalmente specifica e sperimentale“.

Personalmente, credo che lo si possa definire modernista in quanto ricerca di una nuova tecnica narrativa, esigenza di attingere ad un linguaggio parlato, di trattare temi tabù, di utilizzare trame non perfettamente lineari ma che vi si possano trovare anche forme di romanticismo, nella celebrazione della libertà in tutti i suoi aspetti (politici, sociali, morali) e nell’espressione profonda dei sentimenti e dell’io.

Nel corso della sua carriera, Jamaica Kincaid ha ricevuto numerosi premi e ottenuto larghi consensi.
I suoi romanzi sono stati elogiati da grandi personalità in campo letterario come Derek Walcott, scrittore e poeta, premio Nobel per la Letteratura nel 1992, come la scrittrice ed intellettuale Susan Sontag o come Henry Louis Gates Jr, critico letterario, scrittore, saggista, studioso e critico letterario afro-americano, considerato nel 1997 fra le 25 persone più influenti d’America.

Fin dall’inizio non le sono state risparmiate le critiche per i suoi toni di rabbia, aspri ed impietosi e per aver attinto “troppo” alla propria vita personale.
Inoltre, quando scriveva per il “The New Yorker”, veniva spesso messo in discussione, soprattutto dalle donne, il “come” fosse stata in grado di ottenere una tale posizione.
La Kincaid non si è mai lasciata intimorire ed ha sempre ritenuto che tali critiche le venissero rivolte perché: “.. ero una giovane donna nera, arrivata dal nulla, senza credenziali, né soldi; provenivo da una posto molto povero, ero una serva, avevo abbandonato gli studi […] questo sembrava dare fastidio alle persone”.

Non è difficile credere che avesse ragione.
Senza dubbio la denuncia di verità scomode da parte di un’ “intrusa” di colore, le sue analisi crude, reali, sincere e sarcastiche, il suo punto di vista, direi “femminile” e non “femminista” su tematiche scottanti come il razzismo, il colonialismo, i rapporti inter-familiari e la falsità del “sogno americano” sono state provocatorie e molto difficili da accettare ed approvare da quella parte della società statunitense benpensante ed ipocrita.

ROMANZI
Anna delle Antille(Annie John), pubblicato nel 1985(nel 1987 in Italia)-Infanzia e adolescenza di Annie, il rapporto con la madre, il suo tradimento.
Lucy,pubblicato nel 1990(nel 2008 in Italia)– Adolescenza,i fratelli maschi.La vita a New York. Autobiografia di mia madre, pubblicato nel 1996 (nel 1997 in Italia) - Storia di Xuela, figlia di madre caraibica mai conosciuta e di padre afro-scozzese. Solitudine e risentimento, popoli vincitori e popoli vinti.
Mio fratello,pubblicato nel 1997(nel 1999 in Italia)–Il ritorno ad Antigua dopo vent’anni; i ricordi, il rancore, i sensi di colpa e di sconfitta.
Un posto piccolo,pubblicato nel 1998(nel 2000 in Italia)– Antigua. Rabbia e sofferenza nel denunciare i politici che continuano a sfruttare l’isola ed in generale la supremazia dell’Occidente.
Mr Potter,pubblicato nel 2002(nel 2005 in Italia)– Alla ricerca delle proprie radici e dell’identità del padre naturale mai conosciuto.
Vedi adesso allora, pubblicato nel 2013(nel 2014 in Italia)– Stati Uniti. Un matrimonio finito, i figli, il tempo.

 

Jamaica è un brillante esempio di come, anche provenendo dal nulla, con coraggio, forza e volontà si possano realizzare belle cose.
Considero i suoi romanzi un elogio alla libertà di esprimersi ed essere sé stessi, alle capacità e alla sensibilità femminili ed una bella denuncia contro razzismo e supremazie.

Spero che Jamaica abbia superato ed accettato il suo passato, sia in pace con sé stessa e la sua famiglia d’origine; mi auguro sia riuscita a liberarsi dalla rabbia repressa e inespressa e possa quindi vivere serena ma soprattutto spero sia riuscita a “spezzare quella catena che teneva legate le donne di famiglia”, costruendo un rapporto di amore e comprensione con le figlie.

Vi invito a leggerla, iniziando magari dai suoi primi romanzi in quanto, pur essendo ognuno a sé, c’è il filo logico della vita da seguire (purtroppo il primo libro in assoluto “Anna delle Antille” è quasi introvabile in italiano).

LeA

Fonti:
bbc.co.uk
en.-wikipedia.org


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