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Questa tradizione in Italia, come in Europa, esiste da millenni. Nel nostro Paese, zucche illuminate e bambini che bussano alle porte si ritrovano in Calabria, in Puglia, in Friuli e Veneto, e in Sardegna dove Halloween, soprattutto nei tanti paesi all’interno dell’isola,  è rimasto genuino, del tutto simile a quello Americano e resiste al tempo, alle invasioni d’oltre oceano e alla mercificazione.

Halloween è passato. Chi ha voluto ha festeggiato e se questo significa cercare un pretesto per divertirsi, mascherarsi e rilasciare un po’ di stress e tensioni, ben venga. Di fatto, dopo le vacanze estive, da Settembre a Dicembre non ci sono altre Feste sulle quali concentrare i preparativi e i pensieri, grazie alle quali interrompere la routine.

Ma questo è l’Halloween commerciale, importato dagli Stati Uniti e che poco ha che vedere con le antiche tradizioni che intendono onorare i defunti.

Perciò, va benissimo fare festa ma bisogna essere consapevoli del fatto che quest’abitudine con queste caratteristiche è entrata nelle nostre vite una ventina d’anni fa, non di più, prima non esisteva, nessuno ne sentiva il bisogno, né la richiedeva.

Naturalmente gli Americani non ci hanno imposto niente, hanno proposto e noi abbiamo abboccato perché America è sinonimo di avanguardia, moda, libertà, qualcosa di per sé da seguire e incorporare.

In Sardegna si chiama “Is Animeddas” al Sud o “Su Mortu Mortu”, al Nord, ma i nomi cambiano da paese a paese (“Su Prugadoriu” a Seui per esempio), così come gli usi che subiscono piccole varianti secondo il luogo.

Per tutti, comunque, dal 31 Ottobre al 2 Novembre la tradizione vuole che venga preparata una cena con i cibi preferiti dai defunti e lasciata la tavola imbandita tutta la notte (quale notte dipende dalle zone) in modo che le anime di famiglia di ritorno a casa si possano rifocillare e godere di nuovo dei beni terreni.

Per fare loro luce e indicare la strada si accendono all’esterno delle case le famose zucche scavate a mo’ di teschio, con all’interno una candela accesa. Le zucche vengono anche portate dai bambini per andare di porta in porta.

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Già perché anche in Sardegna i bambini, “anime pure”, percorrono le vie dei paesi con grossi sacchi e  bussano alle porte o suonano i campanelli; gridando “peti-cocone” oppure “su mortu mortu” o altre formule che sta per “Dolcetto e scherzetto” e recitando filastrocche in lingua sarda, chiedono un’offerta per l’anima dei defunti che consiste in dolcetti tipici, castagne, frutta secca, mandarini, melograni, caramelle o cioccolatini.

Ma perché prima della contaminazione americana, in Italia non ci siamo mai avvicinati e appassionati a questa antica tradizione sarda?  Forse perché non la sentivamo, non faceva parte delle nostra radici. E allora perché farci influenzare dagli Americani ? Perché snaturare e trasformare questa ricorrenza in un carnevale commerciale?

Gli Americani con Halloween non hanno fatto altro che acquisire le feste dei popoli emigrati (Europei) ridiffondendole poi da noi solo per creare un business gigantesco.

Vogliamo continuare a scimmiottarli per la gioia di chi ci guadagna o forse sarebbe meglio, se veramente crediamo in questa celebrazione, considerare e valorizzare le nostre usanze popolari, divertendoci altrettanto ma in modo più autentico e libero, senza sottomettersi alle Leggi della globalizzazione economica.

Scambio e condivisione di usi, costumi e tradizioni sono alla base della crescita e dell’ arricchimento dei popoli, ma qui si tratta semplicemente di speculare e sfruttare economicamente.

Aprirsi al mondo e stare al passo con i tempi non implica il fatto che si debba rinnegare la nostra identità ma mantenerla viva accogliendo anche quella degli altri.

LeA

BAIL Franck Antoine (Francia,1858-1924) Intaglio della zucca, 1910 - olio su tela-82x56.5cm-collezione privata

BAIL Franck Antoine (Francia,1858-1924) Intaglio della zucca, 1910 – olio su tela-82×56.5cm-collezione privata

Fonti:
sardegna.blogosfere.it
www.focusardegna.com
www.agenziaitaliainforma.it

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