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Corsi e ricorsi della storia: il grande interesse per la cultura giapponese non è solo di oggi; anche tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il Giappone appassionò l’Europa e gli Stati Uniti, ma anche Australia e Nuova Zelanda, diventando di gran moda e trasformando il mondo dell’arte e della cultura.
A partire dal 1850, grazie a sempre maggiori scambi commerciali e alle varie Esposizioni Universali, una gran quantità di oggetti giapponesi invase i mercati occidentali, diffondendo e accrescendo sempre più la passione per la cultura nipponica.

Infatti, se il XVIII° secolo aveva visto nascere il fenomeno dell’orientalismo e delle cineserie, nell’Ottocento l’Occidente ebbe modo di scoprire il Giappone che, dopo oltre due secoli d’isolamento si era aperto al mondo sia sul piano politico che economico.

Cominciarono a far parte della vita quotidiana delle persone manufatti e costumi tipici del Paese del Sol Levante, come gli oggetti laccati, le porcellane, i kimono, paraventi, tessuti, lanterne e ventagli che invasero nuovi negozi specializzati in oggetti dell’Estremo Oriente e i primi grandi magazzini; i ventagli giapponesi arrivarono a soppiantare in molti casi la centenaria produzione europea in quanto erano di buona fattura e molto meno cari.

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Eugene-Henri-Cauchois (Francia, 1850-1911) – Natura morta giapponese

Ma l’improvviso slancio verso la cultura nipponica non fu solo un fenomeno di costume e una moda; esso ebbe un enorme impatto anche sulle arti; nel mondo artistico ed intellettuale il Giappone portò infatti una ventata di rinnovamento, stimolando ed influenzando numerosi personaggi della letteratura, della poesia, del teatro, della musica, della pittura e della scultura, nonché delle arti decorative, condizionando tutto il mondo dell’Art Nouveau.

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Dalla Francia, primo Paese occidentale ad essere travolto dall’amore per l’arte e l’artigianato giapponese e ad esserne maggiormente influenzato partirà un nuovo movimento artistico chiamato “Giapponismo”, o meglio “Japonisme”, termine coniato nel 1873 dal critico francese Philippe Burty per definire appunto l’influenza dell’arte giapponese su quella occidentale.

Dal 1870 in poi, mercanti, scrittori, artisti e critici europei partirono più volte per il Giappone pubblicando numerosi articoli sull’estetica nipponica e contribuendo all’ulteriore diffondersi del fenomeno.
Tra questi, in particolare, il collezionista e mercante franco-tedesco Siegfried Samuel Bing che fu fondamentale per far conoscere in Francia l’arte dell’Estremo Oriente grazie alla sua Galleria di Parigi e alla fondazione, nel 1888 al suo rientro dal Giappone, della rivista “Le Japon artistique”.

Nell’arte pittorica il Giapponismo incise notevolmente sul linguaggio e lo stile degli artisti occidentali, modificandoli e trasformandoli radicalmente. L’arte giapponese rappresentò quell’innovazione espressiva che molti pittori cercavano da tempo, stanchi delle regole dettate dalla pittura accademica.

L’arrivo in massa in Occidente di stampe artistiche del tipo “ukiyo-e” (immagini del mondo fluttuante) andarono a stimolare ed ebbero molta presa sugli artisti francesi che tentavano strade alternative a quella dell’Impressionismo ma anche su pittori considerati più “chiusi” e meno internazionali come i nostri Macchiaioli.

Queste stampe, facili da reperire e poco costose furono presto conosciute, apprezzate e acquistate da intellettuali, mercanti d’arte ed artisti anche quelli meno facoltosi: in pratica, scoppiò una vera e propria “mania” del collezionismo di ukiyo-e che erano realizzate su carta impressa con matrici di legno da grandi artisti come Hiroshige (1797-1858), Kunisada (1786-1865), Utamaro (1753-1806) e Hokusai (1760-1849), tra i migliori del loro tempo, maestri nel realizzare immagini estremamente emotive e poetiche ispirate alla vita quotidiana e alla natura.

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Hokusai (Giappone, 1760-1849)- Donne di ritorno a casa al tramonto, 1835

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Hiroshige – Maple Leaves at Tsutenryo

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Molte erano le caratteristiche innovative di queste stampe che impressionarono a tal punto gli artisti dell’epoca da assorbire in maniera profonda concetti del tutto inediti e mutare la loro dimensione artistica, oltre ad introdurre nei dipinti gli oggetti tipici della tradizione giapponese.

Nei dipinti giapponesi le inquadrature e i punti di vista dai quali si osservava una scena erano completamente inediti, non sempre centrali come in Occidente ma leggermente laterali, abbassati o rialzati; la prospettiva risultava meno importante mentre le campiture, ovvero la stesura del colore di sfondo all’immagine, erano piatte, stese, senza chiaroscuri, atte all’esaltazione del valore decorativo e simbolico dei colori.
Le xilografie giapponesi attraevano per la loro semplicità e purezza; esse avevano un taglio asimmetrico e fotografico, le loro linee essenziali, curve e sinuose le rendevano dinamiche, infondendo all’immagine un senso di movimento, malgrado la sua rappresentazione bidimensionale.

Bilanciamento asimmetrico dell’immagine

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Hiroshige (Giappone, 1797-1858) – Il passo Satta vicino alla Stazione Yui.

In Francia
Fra gli artisti francesi più noti “colpiti” dal Giapponismo ci furono Van Gogh, Renoir, Monet, Manet, Degas, Gauguin, Cézanne e Pissarro, oltre a molti altri meno conosciuti.

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Paul Gauguin (Francia, 1848-1903) – Natura morta con stampa giapponese, 1889 – olio su tela – Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, Iran

Paul Gauguin – Giapponismo

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Henry Somm (François Clément Sommier – Francia, 1844-1907) – Giapponismo, 1881 – stampa – Van Gogh Museum, Amsterdam

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Louise Abbéma (Francia, 1853 – 1927) – Giapponese con farfalle, 1888 – Pannello decorativo

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James Tissot (Francia, 1836-1902) – Ragazze che osservano oggetti giapponesi

Edgar Degas ideò nuovi procedimenti tecnici per riprodurre nei sui dipinti la luminosità degli sfondi di molte stampe, in particolare quelle di Utamaro.
Claude Monet, affascinato dal mondo giapponese ritrasse a più riprese sua moglie Camille Monet vestita con i classici kimono; in questo dipinto la vediamo anche circondata da un “trionfo” di ventagli.

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Claude Monet (Francia, 1840-1926) – La Giapponese (Camille Monet con un costume giapponese), 1876.

Nel giardino della sua casa a Giverny, Monet fece addirittura costruire il famoso ponte giapponese sullo stagno delle ninfee, ispirandosi ad una stampa di Hiroshige “All’interno del Santuario di Kameido Tenjin”.

Nel 1867, in vacanza al mare l’artista dipinse “Terrasse à Sainte-Adresse” che lui stesso definì: “un quadro giapponese in cui ci sono delle bandiere” e che presenta infatti notevoli somiglianze, soprattutto per il punto di vista dall’alto, con l’incisione “La Terrazza di Sazai del Tempio dei cinquecento Rakan” di Hokusai, di cui Monet possedeva una copia, oggi conservata al museo di Giverny.

Van Gogh accolse l’arte giapponese con grande entusiasmo e passione. Ne venne a contatto nel 1885 trasferendosi in Belgio, ad Anversa, grande porto dove arrivavano enormi quantità di merci, fra cui le famose stampe e poi recandosi a Parigi dove già da tempo si erano diffuse. Il pittore in poco tempo riuscì a crearsene una collezione personale e la sua produzione artistica si arricchì dello stile e dei temi dell’ukiyo-e. In una lettera del 1888 al fratello Théo, Van Gogh scriveva: “Non si potrebbe studiare l’arte giapponese, mi sembra, senza diventare molto più sereni e più felici … Invidio ai giapponesi l’estrema nitidezza che tutte le cose hanno presso di loro. Nulla vi è mai noioso, ne mi sembra mai fatto troppo in fretta. Il loro lavoro è semplice come respirare: essi fanno una figura mediante pochi tratti sicuri … come se si trattasse di una cosa semplice quanto abbottonarsi il panciotto … Devo riuscire anch’io a creare delle figure con pochi tratti”.

A sinistra il dipinto “Susino in fiore” di Van Gogh e a destra la stampa “Il Giardino di Kameido” di Hiroshige, dalla quale il pittore olandese si ispirò

Qui sotto a sinistra, il dipinto “Rami di mandorlo in fiore”, sempre d’ispirazione giapponese (a destra una stampa di Hokusai) che Vincent regalò al fratello Théo e alla cognata Jo quando nacque il piccolo Vincent, suo nipote. Stava appeso sopra la culla del piccolo, nella casa parigina della coppia Van Gogh.

Copertina del giornale francese “Paris Illustré” del Maggio 1886 sul Giappone, dalla quale Van Gogh si ispirò per dipingere, nel 1887 “La Cortigiana”. Rivista e dipinto sono conservati oggi al Museo van Gogh di Amsterdam.

All’inizio del novecento, l’artista francese Jean-Paul Alaux (1876-1955) realizzò “Le trentasei vedute del Bacino d’Arcachon”, come Hiroshige nell’Ottocento aveva creato le “Cento vedute di Edo” (Edo era l’antico nome di Tokyo).

Tre delle cento vedute di Edo

In Italia
Anche in Italia il Giapponismo ebbe grande influenza sia come fenomeno di costume che come movimento artistico. Già negli anni Sessanta dell’Ottocento si videro fiorire negozi specializzati in articoli giapponesi ed il collezionismo di stampe diventò anche qui una moda grazie all’affluenza nei porti di Livorno e Genova e nelle grandi città di oggetti e opere d’arte che ispirarono e coinvolsero importanti pittori come Signorini, Fattori, De Pisis, Boldini e molti altri ma anche le maggiori manifatture del tempo, come la Richard Ginori, le vetrerie di Murano e le ceramiche di Galileo Chini.
Da Parigi, collezionisti come il fiorentino Stibbert e artisti come De Nittis importarono le novità giapponesi e contribuirono alla diffusione in Italia di questa nuova tendenza europea.

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Fidelfo Simi (1849-1923) – Bice o iridescenza di una perla, 1895 – olio su tela – 60 x 168 cm – Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze

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Mario Cavaglieri (1887-1969) – Paravento dorato e vasi, 1955

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Alberto Magnelli (1888-1971) – La Giapponese, 1914

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Paulo Ghiglia (1905-1979) – La stampa giapponese, 1926

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Giuseppe De Nittis (1846-1884) – Pioppi nell’acqua, 1878 ca

Altri Paesi
Tutti, artisti belgi, spagnoli o irlandese, chi più chi meno furono attratti dalle peculiarità dell’arte giapponese e ne acquisirono lo stile. In Austria, Gustav Klimt non fu da meno e dalla Scozia, due importanti pittori della Glasgow School, George Henry e Edward Atkinson Hornel si recarono in Giappone dove trascorsero diciotto mesi studiando l’arte grafica del Paese e traendone una fondamentale esperienza per la loro formazione artistica.

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Gustav Klimt (Austria, 1862-1918) – Signora con il ventaglio

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Gustav Klimt (Austria, 1862-1918) – La Ballerina, 1916 – olio su tela – 180 x 90 cm – Collezione privata

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George Henry (Scozia, 1858-1943) – A casa in Giappone

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Lluís Masriera Rosés (Spagna, 1872-1958) – Ombre riflesse, 1920

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Herman Richir (Belgio, 1866-1942) – La ragazza con la maschera

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Frank Morley Fletcher (Inghilterra, 1866-1950) – Wiston River, 1911 – Collezione privata

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John William Hennessy (Irlanda, 1839-1917) – L’ombrellino giapponese – olio su tela – 16 x 20 cm

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Alfred Stevens (Belgio, 1823-1906) – La Parigina giapponese, 1872 – olio su tela – 105 × 150 cm

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Floris Arntzenius (Germania, 1864-1925) – Donna con Kimono che aggiusta i fiori – acquerello su carta

Anche gli Stati Uniti contarono una folta schiera di superbi artisti seguaci del Giapponismo fra i quali, in particolare James MacNeill Whistler che oltre a meravigliosi dipinti realizzò le fiabesche decorazioni nella stanza cosiddetta “dei Pavoni” per la casa del londinese Francis Leyland. La stanza, oggi ricostruita alla Freer Gallery of Art di Washington, è articolata attorno al dipinto dello stesso Whistler intitolato “La Principessa del Paese della Porcellana”, ispirato a motivi giapponesi.

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James MacNeill Whistler (Stati Uniti, 1834-1903) – Armonia in blu e oro. La Stanza dei Pavoni, 1876-77 – Pittura ad olio e foglia d’oro su tela, pelle e legno Freer Gallery of Art, Washington

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James MacNeill Whistler (Stati Uniti, 1834-1903) – La Principessa del Paese della Porcellana, 1863-1864

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James MacNeill Whistler (Stati Uniti, 1834-1903) – Armonia in rosa e rosso, 1869 – olio su tela – Museum of Fine Arts, Boston

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Guy Orlando Rose (Stati Uniti, 1867-1925) – L’ombrellino verde, 1911 – olio su tela

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Edmund Charles Tarbell (Stati Uniti, 1862-1938) – Tagliando Origami, 1908

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Charles Sprague Pearce (Stati Uniti, 1851-1914) – Signora con ventaglio

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William Merritt Chase (Stati Uniti, 1849-1916) – Il Kimono, 1895

Purtroppo, intorno al 1930 il grande entusiasmo per il Giapponismo cominciò a diminuire con l’avvento del militarismo giapponese, contemporaneo a quello tedesco che mise in primo piano le abilità belliche, anziché quelle artistiche del Paese del Sol Levante.

LeA

Fonti:
artearti.net
tuttogiappone.eu
finestresullarte.info
artesenzaconfini.myblog.it
it.wikipedia.org
italipes.com

Commenti

  1. Grazie per il contributo bellissimo e approfondito!

    • Ciao Helga! Spero tu stia bene e come sempre grazie a te per il tuo affettuoso commento. Sono contenta che l’articolo risulti abbastanza approfondito malgrado le limitazioni “imposte” dal web che non ama articoli troppo lunghi, mentre certi temi, vasti e articolati non amano la sintesi. Buon proseguimento !

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