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A proposito di Paul Gauguin e del suo amico Émile Bernard, sui quali ho scritto martedì scorso (Chi erano gli artisti della scuola di Pont Aven ? ), vorrei raccontarvi due curiosi aneddoti, piccoli retroscena che aiutano, penso, a conoscere in maniera un po’ diversa, quotidiana, questi grandi Maestri dell’Arte passati alla storia, facendoceli sentire più vicini.

La Bella Angèle

“La Belle Angèle” è un celebre quadro che Gauguin dipinse nel 1889.

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Paul Gauguin – La Belle Angèle, 1889 – Olio su tela – 92 x 73 cm – Musée d’Orsay, Parigi

All’epoca il pittore si trovava a Pont Aven intento a “rivoluzionare” la storia dell’arte, teso a cercare il suo ideale estetico e stilistico.

Nel villaggio abitava anche Marie-Angélique Satre (1868-1932), albergatrice e moglie del sindaco, considerata una delle donne più belle della regione.

Gauguin, in segno di gratitudine e per sdebitarsi di un credito volle realizzare un ritratto della Signora. Purtroppo il dipinto non piacque per niente alla modella che lo rifiutò come lei stessa raccontò anni dopo, nel 1920: “Gauguin era un uomo molto gentile ma anche molto sventurato […]. Diceva sempre a mio marito che avrebbe desiderato farmi il ritratto, finché un bel giorno lo ha cominciato. […] Ma quando alla fine me lo ha mostrato io non ho potuto fare a meno di commentare “Che orrore!” e che poteva benissimo tenerselo […]. Gauguin ne fu rattristato sostenendo, con disappunto, che non aveva mai fatto un ritratto più bello di quello”.

In effetti, Gauguin sperimenta e applica le nuove regole della Scuola di Pont Aven: primitivismo, simbolismo ed esotismo attraverso le tecniche del sintetismo e del cloisonnisme, non dipinge la figura che vede ma quello che essa gli ispira, prospettiva e spazi tradizionali sono infranti, la figura di Angélique è inserita in un cerchio con uno sfondo a fiori come una stampa giapponese, la statua peruviana accanto a lei accentua il carattere simbolista, i contorni delle forme sono marcati con un tratto più scuro, infine la postura impettita della Signora e la scritta a lettere cubitali aumentano l’aspetto rigido della rappresentazione.

Tuttavia, sia Theo Van Gogh, mercante d’arte e fratello di Vincent, sia Edgar Degas apprezzarono molto l’opera e quest’ultimo l’acquistò all’asta per 450 franchi, nel 1891.
In seguito fu acquisita per 3.200 franchi da Ambroise Vollard (1866-1939, imprenditore e gallerista) che la donò allo stato francese nel 1927. Da allora il ritratto è stato esposto nei maggiori musei di Parigi e attualmente si trova al Musée d’Orsay.

Per concludere, direi che dipende sotto quale profilo si guarda il ritratto. La bellezza di Marie-Angélique non è apparente e non la si coglie subito ma la si scopre guardando la tela con lo spirito e gli occhi dell’autore che con quest’opera, insieme a tante altre ha contribuito ad arricchire il patrimonio artistico mondiale.

La disputa fra Gauguin e Bernard

A condividere le idee e le ricerche artistiche di Gauguin a Pont Aven ci fu fin dall’inizio Émile Bernard (1868-1941) di 20 anni più giovane. I due diventarono amici e l’anima del gruppo che si formò intorno a loro.

Tuttavia Gauguin, dalla personalità molto più forte di quella dell’amico, divenne il leader incontestato e s’impose grazie al suo prestigio, alla maggiore età ma anche per la sua durezza di carattere.

Di fatto, il primo che riuscì nel 1888 a tradurre su tela le ricerche comuni del gruppo e a concretizzare le loro teorie fu l’appena ventenne Bernard con il “rivoluzionario” dipinto “Donne bretoni su prato verde”.

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Émile Bernard – Donne bretoni su prato verde – 1888 – olio su tela – 93×74 cm – collezione privata Josefowitz, Losanna

Per Gauguin fu una rivelazione, il nuovo stile inventato da Bernard corrispondeva a quello che cercava da tempo. Lo adottò e praticamente si assunse la paternità e il merito di questa nuova concezione pittorica delle forme, scatenando una forte polemica fra lui e il collega pittore, che si ritenne scavalcato.

Quando nel 1891 Gauguin organizzò a Parigi una vendita all’asta dei suoi soli dipinti riscuotendo un grande successo, la stampa lo elogiò, ritenendolo l’ unico, vero fondatore del nuovo movimento Sintetista.
Fu il culmine per Bernard che ruppe totalmente con Paul Gauguin, offeso dall’amico per non averlo fatto partecipare all’asta e sentendosi usurpato e messo in ombra in quanto riteneva di essere lui l’ispiratore di Gauguin, l’ideatore e quindi figura di spicco del Sintetismo. Dopo due anni lasciò l’Europa e andò in Egitto dove rimase per dieci anni, abbandonando tutto il sistema dell’arte e della critica che gravitava intorno agli artisti dell’Avanguardia.

Non lo si può biasimare anche se lasciando l’ambiente ha probabilmente perso qualsiasi altra opportunità di fama.
Ciononostante, anni dopo, nel 1939 egli si recò di nuovo a Pont Aven per assistere all’apposizione, sulla facciata della Pensione Gloanec dove i pittori si riunivano, di una targa commemorativa in omaggio agli artisti della Scuola e di un medaglione in onore proprio di Paul Gauguin. Émile Bernard fu il solo presente alla cerimonia in quanto unico sopravvissuto del gruppo.

LeA

Dipinto di testata: Paul Gauguin – Autoritratto con ritratto di Bernard, 1888 – olio su tela – 45 × 55 cm  – Van Gogh Museum, Amsterdam

Fonti:
la-belle-angele.com
cultura.biografieonline.it
es.wikipedia.org
www.musee-orsay.fr
www.pontaven.com

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