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La dea Ebe, personificazione dell’eterna giovinezza era figlia di Zeus e di Era, ancella e coppiera degli dei dell’Olimpo, addetta a servire da bere ai commensali durante i banchetti.

La giovane fanciulla fu rappresentata da Antonio Canova (1757-1822) in quattro sculture diverse, dal 1796 al 1817, opere che oggi sono conservate la prima, in ordine cronologico di realizzazione a Berlino, la seconda al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, la terza nel Regno Unito e la quarta a Forlì.

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Antonio Canova (1757–1822) – Ebe, 1796 – marmo e bronzo – Alte Nationalgalerie, Berlino

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Antonio Canova (1757–1822) – Ebe, 1800-1805 – marmo e bronzo – 158 cm – Museo Ermitage, San Pietroburgo

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Antonio Canova (1757–1822) – Ebe, 1814 – marmo e bronzo – Sculpture Gallery, Chatsworth House, Derbyshire, Regno Unito

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Antonio Canova (1757–1822) – Ebe, 1817 – marmo e bronzo – Musei San Domenico, Forlì

Con il suo lieve incedere, il suo aspetto ed i suoi gesti immobili, la giovane dea esprime grande grazia e delicatezza; la parte inferiore del suo corpo è avvolta in una leggera veste con fitte pieghe mosse dal vento, che ne esaltano tutta la bellezza; il bel volto, perfettamente ovale è incorniciato dai riccioli raccolti in un diadema.

Canova, rifacendosi alla scultura greca classica rappresentò inizialmente Ebe sospesa su una nuvola, mentre regge un’anfora e una coppa di bronzo, materiale che, nell’ultima versione utilizzerà anche per il diadema e la collana.

Pur avendo numerosi entusiasti ammiratori, le prime due versioni della scultura furono oggetto di aspre critiche per l’impiego del bronzo, giudicato un affronto all’idea di purezza riservata al solo marmo, per una patina rosata applicata per conferire verosimiglianza all’incarnato della fanciulla, per la presenza della nuvola come sostegno e per la mancanza di espressione nel volto della dea; a quest’ultimo giudizio Canova non mancò di rispondere: “Mi sarebbe stata cosa assai facile darle [l’espressione] ma certamente alle spese di essere criticato di chi sa conoscere il bello; l’Ebe sarebbe diventata una baccante” (quindi donna e non dea).

L’unico elemento che Canova modificò realmente fu il sostegno dell’Ebe: nelle ultime due versioni sostituì infatti la nuvola con un tronco d’albero.

“E fra l’altre immortali ultima venne/rugiadosa la bionda Ebe, costretti/in mille nodi fra le perle i crini,/silenziosa, e l’anfora converse” (Ugo Foscolo, Il velo delle Grazie, vv. 193-196).

Ritratto di Antonio Canova vestito come membro dell’Accademia di San Luca e tenendo in mano un disegno della sua famosa scultura “Le tre grazie”.

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Rudolph Suhrlandt (Germania, 1781-1862) – Ritratto di Antonio Canova, 1812 – olio su tela – 75 x 60 cm

Antonio Canova era anche pittore

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Antonio Canova (1757–1822) – Autoritratto, 1790 – olio su tela – 68 x 55 cm – Galleria degli Uffizi

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Antonio Canova – Danzatrice che si regge il velo, volta a destra, 1798-1799 – tempera su carta – 28,5×25 cm -Museo Canova, Possagno

LeA

Fonti:
Itinerario nell’arte (Zanichelli)
it.wikipedia.org

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