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E’ di circa tre settimane fa la notizia che il Governo Danese, con un voto parlamentare ha autorizzato il sequestro di beni e denaro ai migranti richiedenti asilo, per pagare le spese d’accoglienza.

Ma il patrimonio di chi fugge da guerra e miseria è così ingente? Un vero e proprio inventario non esiste; tuttavia sono state svolte inchieste e ricerche al riguardo e i risultati dell’ultima, effettuata dall’International Rescue Committee (www.rescue.org) su un campione di profughi ha portato alla luce: indumenti, un assortimento di medicinali, acqua sterilizzata, garze, cibo per bambini, pannolini, oggetti da toilette, carte Sim, telefonini, qualche altro oggetto e pochi dollari.

Mi sembra che la decisione di perquisire i miseri bagagli e confiscare le povere cose di questa gente non porterà molto lontano, che sia un’idea alquanto di cattivo gusto e che i Danesi dovranno ripensare una strategia di finanziamento.

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Questa notizia mi ha riportato alla mente il dramma perpetrato dalla Danimarca intorno al 1950 a danno del Popolo della Groenlandia, colonia del Regno, considerata arretrata: caccia e pesca come unici metodi di sostentamento, un’insegnamento che non prevedeva la lingua danese, la tubercolosi che allora dilagava. Ne ho parlato brevemente anche nel mio articolo sul Popolo Inuit* ma ci tengo a riprendere il discorso perché questi gravi fatti sono poco conosciuti dalle nostre parti e anche se vecchi rispecchiano una mentalità tutt’ora vigente.

All’epoca, il Governo Danese attuò un programma di rieducazione forzata del Popolo groenlandese, attraverso i bambini, ufficialmente per offrire loro migliori condizioni di vita e una migliore istruzione; in realtà mirava ad usare i bambini educandoli in stile occidentale e insegnando loro il danese in modo da introdurre ed espandere civiltà e cultura in Patria, cancellando quella d’origine.

Questo finto programma “umanitario”, organizzato in collaborazione con Save The Children e la Croce Rossa danese prevedeva una selezione dei bambini più intelligenti dai 6 ai 10 anni effettuata tramite preti ed insegnanti in Groenlandia; i prescelti venivano sottratti con l’inganno alle loro famiglie, offrendo una permanenza in Danimarca di soli 6 mesi, cure ed istruzione per i bimbi.

Diversi genitori, ignari di cosa li aspettasse aderirono al programma e i loro figli furono portati via e dati in affidamento a famiglie danesi per rieducarli. Prima di arrivare dai nuovi genitori, i piccoli trascorrevano un mese in un “campo vacanze” che serviva come quarantena contro le malattie infettive.

Alcuni di questi bambini rimasero per sempre in Danimarca, lontani dai genitori d’origine e dalle loro radici, mentre altri furono rimpatriati dopo un anno, ma non rimandati a casa bensì sistemati in un orfanotrofio, nel frattempo costruito dalla Croce Rossa, col divieto di frequentare le famiglie e di parlare la loro lingua madre, in modo che non fossero di nuovo “contagiati” dalla comunità locale.

L’Esperimento sociale fallì miseramente, metodi coercitivi e comportamenti crudeli finirono per traumatizzare ed isolare i bambini che persero ogni senso di identità. Molti di loro non riuscirono più a riadattarsi, persero definitivamente i contatti con i propri cari e in diversi casi caddero vittime di alcool, droghe e di una morte prematura.

Nel 1998 la Croce Rossa si scusò ufficialmente con le Autorità della Groenlandia e nel 2009 Save the Children, riconoscendo l’errore, fece altrettanto, mentre dal Governo ancora ad oggi non è arrivata nessuna scusa.

Per tornare all’attuale legge anti-immigrazione approvata dal Parlamento danese, il giornalista Beppe Severgnini nel programma “Otto e Mezzo” del 27 gennaio scorso ha condannato quest’idea definendola in modo elegante e diplomatico “….….una meschina meticolosità ………una cosa talmente grossa che non c’è commento” ed ha proseguito dicendo che: “ …noi Italiani le cose non le facciamo tutte giuste ma in queste cadute di stile e di cuore non ci cadiamo.”

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Bandiera danese e impronta digitale

Sono d’accordo ! Ed è per questo probabilmente che non mi sono mai pentita di esser voluta tornare a vivere in Italia dopo dieci anni di “Estero”. Penso sia questo il motivo fondamentale che me la fa amare incondizionatamente malgrado tutti i suoi difetti e i suoi noti personaggi.

LeA

Fonti:
rescue.org
tpi.it
La7 programma Otto e mezzo

 

*C’ERANO UNA VOLTA NATURA, LIBERTA’ E PACE. DOVE? …….(2a puntata) CONTRO OGNI FORMA DI SUPREMAZIA ED EGEMONIA DI UN POPOLO SU UN ALTRO


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