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Oggi, intorno al mondo dell’arte ruotano parole come “galleria, museo, collezionista, critico”, ma che origine hanno e com’erano una volta.
Dalla scoperta di alcuni dipinti che vi mostro in quest’articolo, mi è sembrato interessante proporvi a grandi linee un excursus di come si è evoluto il mondo dell’arte nel corso dei secoli, sottolineando innanzitutto che alcune delle più ricche collezioni del passato sono andate a costituire il nucleo originario di numerosi attuali musei.

Antichità greco-romana: collezionismo d’arte fiorente, interesse culturale ed estetico.
Medioevo: decadenza. Alle raccolte di tesori conservati nelle chiese, nelle abbazie o dai sovrani non veniva attribuito un valore storico o estetico ma puramente strumentale e di potere.
Fine XIV° – XVII° secolo: Umanesimo, Rinascimento.
Rinnovato fervore per lo studio dell’antichità e le arti. Umanisti e famiglie nobili iniziarono a collezionare pezzi artistici, come del resto gli artisti stessi desiderosi di mostrare il carattere intellettuale della loro attività e di non essere più considerati dei semplici artigiani. Numerose “botteghe” di artisti divennero delle vere gallerie d’arte.
E’ anche l’epoca delle “wunderkammer” o “stanze delle meraviglie”, stanze, gabinetti e studioli che le famiglie nobili nei loro palazzi riempivano di oggetti preziosi, esclusivi, e di raro valore.

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Frans Francken II, Gabinetto d’amatore con “asini iconoclasti”, 1620-1625 circa

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Frans Francken il Giovane (Belgio 1581–1642) – Una visita al commerciante d’arte – olio su rame – 290×405 – Hallwyl Museum, Stoccolma (Svezia)

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Frans Francken il Giovane (Belgio 1581–1642) – Sébastien Leerse ella sua Gelleria – XVII° secolo – olio su pannello – 77×114 – Museo Reale delle Belle Arti, Anversa (Belgio)

Nel 1560 iniziò a Firenze la costruzione del complesso degli “Uffici”, inizialmente non per scopi artistici ma che lo diventerà vent’anni dopo con l’allestimento della “Tribuna”, primo nucleo del museo degli Uffizi, considerata il più antico spazio progettato con criteri espositivi precisi per contenere, valorizzare e mostrare le opere d’arte fino ad allora conservate negli appartamenti ed accessibili soltanto ai proprietari, cioè i Medici. La fruizione di questo prezioso patrimonio da parte di un pubblico, anche se ancora estremamente d’élite, costituì comunque un primo passo verso la divulgazione culturale ed artistica.

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Johann Zoffany (Germania 1733–1810) – La Tribuna degli Uffizi, 1772-78 – olio su tela – 123,5×155 – Royal Collection, Castello di Windsor (Gran Bretagna)

A Johann Zoffany, pittore alla corte d’Inghilterra, tedesco di nascita ma inglese d’adozione, l’allora Regina Carlotta commissionò il dipinto della Tribuna degli Uffizi che non aveva mai visitato; il pittore in sei anni di permanenza a Firenze realizzò quest’opera dove vi è rappresentato un folto gruppo di gentiluomini inglesi, conoscitori, diplomatici e viaggiatori tutti riconoscibili e realmente esistiti, intenti ad osservare i dipinti e le sculture della Tribuna; in primo piano alcuni di loro sono riuniti intorno alla “Venere di Urbino” di Tiziano e dietro alla tela si trova l’allora guardiano della Galleria. Nel dipinto si riconoscono numerosi capolavori di Raffaello (per es.: La Madonna della Seggiola, sulla sinistra), Rubens ed altri maestri, tutt’ora conservati agli Uffizi o nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti, ma vi sono anche opere frutto della fantasia di Zoffany e che non hanno mai fatto parte della prestigiosa collezione.

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La Tribuna degli Uffizi oggi

Col tempo altre collezioni iniziarono ad essere trasferite ed esposte in gallerie, vasti ambienti di passeggio, coperti.
Nel ‘600 si affermò anche la figura del critico d’arte, intenditore con specifiche cognizioni tecniche e grande conoscenza degli artisti e delle loro opere.
Iniziò ad allentarsi lo stretto legame tra artisti e committenti (fino ad allora prevalentemente nobili ed ecclesiastici) ed ad essere organizzate mostre d’arte pubbliche alle quali partecipavano pittori nuovi, soprattutto stranieri.

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Frans Francken il Giovane (Belgio 1581–1642) – L’interno di una Galleria di dipinti

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David Teniers il Giovane (Belgio 1610 – 1690) – L’arciduca Leopoldo Guglielmo nella sua Galleria a Bruxelles, 1647-1651 – olio su rame – 104,8×130,4 – Museo del Prado, Madrid

Pittore di corte nel Belgio del 1600, David Teniers ha ritratto qui l’arciduca Leopoldo (col cappello) mentre mostra i suoi dipinti di cui quasi la metà sono di Tiziano, oltre a Tintoretto, Rubens, Guido Reni ed altri. La scultura di supporto al tavolino è Ganimede, un bronzo di Jérôme Duquesnoy il Giovane, scultore e architetto fiammingo. Nel dipinto è presente lo stesso Teniers che ha eseguito il proprio ritratto. Ogni dipinto riprodotto nell’opera era effettivamente presente nella Galleria in originale.

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David Teniers il Giovane (Belgio 1610 – 1690) – La Galleria dell’arciduca Leopoldo Guglielmo a Bruxelles, 1651 – olio su tela – 123×163 – Musée Kunsthistorisches, Vienna

Anche qui l’uomo col cappello è l’arciduca Leopoldo e accanto è lo stesso David Teniers.

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Willem Van Haecht (Belgio 1593–1637) – La Galleria di Cornelis Van Der Geest, 1628 – olio su pannello- 99×129,5 – Rubenshuis, Anversa (Belgio)

La Galleria apparteneva a Cornelis Van Der Geest, mercante di spezie e collezionista d’arte di Anversa. Nel dipinto è ritratto Van Der Geest mentre mostra un dipinto alla coppia degli Arciduchi Isabella (a sedere sulla sinistra del dipinto), al consorte Alberto, accanto a lei, al pittore Pieter Paul Rubens e al Principe Ladislao IV futuro Re di Polonia (col largo cappello). A destra, sulle scalette si intravede l’autore del quadro Willem Van Haecht; quasi tutti i quadri da lui qui riprodotti sono reali.

XVIII° secolo: Epoca di grande fermento e trasformazioni sociali che portarono al rinnovamento del gusto ed a un collezionismo più moderno. Nacquero i musei in quanto luoghi per raccogliere, ricollocare e mostrare la cultura e gli oggetti di interesse. Anche lo Stato diventa collezionista e gallerista, creando collezioni pubbliche.

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Giovanni Paolo Pannini (1692–1765) – Galleria di vedute di Roma antica, 1758 – olio su tela – 231×303 – Museo del Louvre, Parigi

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Giovanni Paolo Pannini (1692–1765) – Galleria di vedute di Roma moderna, 1759 – olio su tela – 231×303 – Museo del Louvre, Parigi

L’autore del grandioso dipinto ha rappresentato un’immensa e immaginaria sala a galleria dove sono raccolti dipinti che raffigurano luoghi ed architetture della Roma antica, come apparivano a metà Settecento e dell’allora Roma moderna, con vedute di chiese e di monumenti celebri, alfine di illustrare le singolari bellezze della città.

XIX° secolo: il lavoro congiunto di musei, mercanti, collezionisti e pubblico crearono e svilupparono il futuro mercato dell’arte; il collezionismo privato continuò a fiorire grazie alla passione per l’arte ma anche per investire capitali.

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Samuel F. B. Morse (Stati Uniti 1791–1872) – Galleria del Louvre, 1831-33 – olio su tela – 187,3 X 274,3 – Terra Foundation for American Art, Chicago

Samuel F. B. Morse (1791-1872) è conosciuto oggi per la sua invenzione del telegrafo elettrico ed il relativo alfabeto (Codice Morse) che da lui prende il nome; tuttavia egli iniziò la sua carriera come pittore ed arrivò alla Presidenza della National Academy of Design di New York. La Galleria monumentale del Louvre è il suo capolavoro e nella lavorazione di quest’opera d’arte si può trovare l’inizio degli sforzi pionieristici di Morse per le nuove tecnologie: l’ambizioso sforzo di Morse di catturare immagini di grandi dipinti del Louvre e trasportarle attraverso l’oceano per mostrarle ai suoi concittadini, nelle città e nei villaggi appena costituiti di tutta America, in modo che l’arte e la cultura potesse crescere e svilupparsi anche lì.
E’ significativo il fatto che fra le nuove tecnologie alle quali Morse pensava ci fosse anche la fotografia.

XX – XXI° secolo: la diffusione fisica e commerciale della maggior parte delle opere d’arte di galleristi e collezionisti ha sviluppato un sistema finanziario dell’arte capace di influenzare la critica sulla valorizzazione di nuove opere e correnti artistiche.
Musei e collezioni pubbliche hanno partecipato alla formazione del valore artistico e alla crescita di musei e collezioni sempre più grandi.

Per concludere, penso si possa affermare che l’Arte sia diventata oggigiorno una sintesi di diversi fattori: cultura, estetica e valore storico-economico, anche se, per motivi intrinsechi al sistema tale sintesi talvolta appare poco chiara, offuscata e disattesa.

LeA

Fonti
it.wikipedia.org
tribunadegliuffizi.it

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