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Lo scrittore fiorentino Massimo Avuri (1957), autore di “Lo Stagno”, ha da poco concluso il suo secondo coinvolgente lavoro: “Cip!”, che già gli è valso due notevoli premi: quello Speciale della Giuria per la Narrativa inedita alla 41a edizione del Premio Internazionale “Casentino” 2016 e il primo posto alla 5a edizione del Concorso letterario “Filippo Ivaldi” 2016, indetto dal Comune di Gadesco-Pieve Delmona (Cremona).

Anche questa volta, come nella sua opera precedente, lo scrittore utilizza con maestria uno stile giovane, fresco e scorrevole per affrontare senza drammi temi profondi, prendendo gentilmente per mano adulti e ragazzi ed invitandoli a porsi domande, riflettere o ricordare.

C’è poesia e tanta spassosa ironia in questa storia che vede come protagonisti due studenti della Scuola di Agraria.
Amanti della natura e molto attenti all’ambiente, i due ragazzi si lanciano in un’impresa non priva di rischi, alfine di salvare un cipresso da morte sicura. Li aiuterà una ragazza, appena iscritta alla stessa scuola, e nascerà fra loro una profonda e sottointesa amicizia, o forse qualcosa di più.

La sensibilità di Massimo Avuri ci parla di amicizia e di ambiente per andare oltre.
Il cipresso rappresenta la natura ed è metafora della vita stessa, a favore della quale i protagonisti di “Cip!” sono pronti a mettersi in gioco, a lottare, rompendo schemi e convenzioni, ad agire anziché osservare comodamente il mondo dall’esterno senza parteciparvi.

Tramite loro, scopriamo gli ideali di una gioventù entusiasta, determinata a rincorrere e realizzare i suoi sogni, consapevole del fatto che ognuno, nel proprio piccolo deve e può contribuire a rendere il mondo migliore.

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Acquerelli di Martina Löw

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“Sì, quella partita dovevano giocarsela, comunque andasse. […] Dovevano intervenire in prima persona….. Opporsi, contrastare, dare l’esempio. L’azione li reclamava a gran voce, il loro momento era arrivato.” (tratto da “Cip!” di Massimo Avuri)

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