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La religione pagana degli Inuit si basava sulla credenza che molti animali e fenomeni naturali avessero uno spirito; le persone viventi avevano due anime: una si chiamava “il respiro della vita” o “il respiro della luce” e l’altra era l’anima vera e propria, quella che giungeva nell’aldilà alla morte della persona, mentre il respiro della luce scomparirà.

Anche l’aurora boreale (Aqsarniit) era una manifestazione luminosa degli spiriti che danzavano; la tradizione dice che “l’aurora danzerà al ritmo del fischiare delle persone dal cuore puro”.

A livello spirituale la persona di riferimento era lo sciamano, mediatore fra mondo materiale e quello spirituale, fra corpo e anima, guaritore con speciali doti e sensibilità, protettore contro gli spiriti maligni, onorato e rispettato da tutti.

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Gli Inuit sono anche dei veri e propri artisti. Abili intagliatori e musicisti rimasti fedeli alle tradizioni che ripropongono in chiave moderna.

In particolare con gli spettacoli di antiche danze al ritmo di tamburi, reminiscenza di quelle usate per sfidare i rivali e con la realizzazione delle statuine che fin da tempi remoti venivano dotate di spirito dallo sciamano per favorire la cattura delle prede durante la caccia, scacciare gli spiriti maligni e sfavorire la caccia di altri.

Queste figure grottesche si chiamano Tupilak e vengono ricavate dai denti del tricheco, del narvalo, della balena o dalle corna di caribù. I Tupilak vengono prodotti in tante forme e varietà, possono costituire vere opere d’arte uniche nel loro genere, bellissimo artigianato ma anche e tutt’ora un’occupazione all’interno delle famiglie.

Adulti e bambini scolpiscono le loro statuette a partire da materiali comuni, per allontanare i cattivi pensieri secondo la loro cultura. Nei villaggi più remoti, durante le lunghe notti polari, la costruzione dei Tupilak serve a passare il tempo, divertirsi e lottare contro il buio e l’isolamento.

Inoltre, considerando da sempre la scrittura un modo per affermare la propria identità, i Groenlandesi posseggono un ragguardevole numero di opere letterarie, molto apprezzate dalla popolazione.

Quindi, malgrado le difficilissime condizioni ambientali alle quali doversi adattare, i problemi per la sopravvivenza e la vita ancora molto semplice che conducevano, gli Inuit erano un popolo tranquillo, sereno, libero e autosufficiente.

Purtroppo, però, come è accaduto da tante altre parti, i primi esploratori, la successiva colonizzazione e l’egemonia della Danimarca dalla metà del secolo scorso hanno cambiato tante cose, e non sempre in meglio.

Gli “invasori” non si sono generosamente accontentati di dare ai nativi migliori condizioni di vita basilari per la quotidianità, lasciandoli rimanere se stessi. Hanno voluto dominare e “civilizzare” questo popolo primitivo e pagano sradicandolo dalle sue radici e sfruttandolo a scopi economici.

Le loro credenze religiose animiste furono fin dall’inizio osteggiate e represse a favore del Cristianesimo (Chiesa Evangelica Luterana).

Col tempo Il loro stile di vita è stato stravolto imponendone un altro, col pretesto di aiutarli e garantire loro un futuro più dignitoso.

Intorno al 1950, la Danimarca, “a fin di bene”, organizzò un programma di rieducazione forzata dei bambini della Groenlandia. Dopo un’attenta selezione, i più intelligenti fra i 6 e i 10 anni furono strappati alle loro famiglie e fatti adottare da famiglie danesi, ufficialmente per insegnargli il danese e offrirgli una maggiore istruzione. Alcuni di loro rimasero per sempre in Danimarca, mentre i bambini fatti rientrare in Patria furono messi in orfanotrofio, nel frattempo costruito apposta, col divieto di frequentare le famiglie e di parlare la loro lingua madre, solo danese.

Questi mezzi coercitivi che miravano a crescere bambini educati e colti in stile occidentale finirono per isolarli, traumatizzarli e fargli perdere il senso d’identità; molti di loro non sono più riusciti a riadattarsi e sono scivolati nel tunnel dell’alcool.

Individualità cancellate, imponendone altre, in sostituzione e non in aggiunta e integrate a quelle d’origine.

Oggi la Groenlandia è contesa tra Europa e Stati Uniti e si trova al centro di una grande competizione per il controllo e lo sfruttamento delle sue grandissime risorse di petrolio e di minerali.

Entrare in contatto con le civiltà europee ha sicuramente portato un maggior benessere materiale in Groenlandia: scambi economici e culturali, abitazioni, ospedali, tecnologia, mezzi di trasporto e turismo ma a scapito dell’equilibrio, del benessere interiore e della serenità che si erano costruiti in 4.500 anni.

La modernizzazione ha portato con sé destabilizzazione psicologica, il timore della fine della propria civiltà, l’angoscia per il futuro, parola inesistente in lingua inuit perché fuori dal loro modo di concepire l’esistenza, depressione, disoccupazione, malattie sconosciute da quelle parti, le piaghe dell’alcool, della droga, dei suicidi, esigenze e necessità indotte ma non richieste.

In bilico fra due dimensioni, minacciati anche del forte cambiamento climatico e l’alterazione dell’ambiente naturale in parte causato dalle attività umane, gli Inuit resistono; legati alle loro tradizioni conservano arte e folklore, le barche a motore e gli snow-scooter non hanno ancora completamente sostituito i kayak e le slitte trainate dai cani, il ritmo di vita, specie nei villaggi è lento come nel passato, le strade asfaltate rare, caccia e pesca in parte ancora praticate.

Per fortuna, nel 1980 è stato costituito l’ICC Consiglio Circumpolare degli Inuit (Inuit Circumpolar Council), un’organizzazione non governativa che rappresenta 150.000 persone abitanti nei territori di Groenlandia, Canada, Alaska e Russia, con l’obiettivo di rafforzare l’unità tra Inuit, promuovere, garantire e salvaguardare i loro diritti umani, culturali, ambientali e politici.

Dal 2009, la Groenlandia è indipendente dalla Danimarca anche se non finanziariamente. Ha una sua bandiera e la lingue ufficiale è il groenlandese.

Malgrado la distruzione sistematica dello sciamanismo, una persona è rimasta quale rappresentante dello sciamanesimo passato e quello “moderno” proiettato verso le problematiche attuali ma nel rispetto e la conservazione dell’identità degli inuit. Si chiama Angaangaq, nato nel Nord-Ovest della Groenlandia in una famiglia di guaritori è stato preparato fin da piccolo a questo lavoro dalla nonna e dalla madre. Nel 2009 è stato eletto Grande Sciamano dagli anziani e gli è stata affidata la missione di andare nel mondo per parlare della crisi ecologica e dei gravi cambiamenti climatici del pianeta.

E’ diventato un personaggio pubblico, è stato in oltre 60 Stati ed è diventato un oratore richiesto in convegni internazionali, università, congressi medici e scientifici, in organizzazioni politiche dove parla dei problemi climatici e del suo popolo e s’impegna per l’armonia interculturale.

Angaangaq è delegato alle Nazioni Unite e all’UNESCO e fondatore della IceWisdom International lcc, un’organizzazione indipendente da qualsiasi istituzione ed organizzazione che s’impegna per la tutela della Terra e di tutti i suoi abitanti, basandosi sugli insegnamenti e sulle pratiche tradizionali degli Inuit Kalaallit (Per saperne di più: www.icewisdom.com). Nel 2012 ha scritto un libro: “Sciogliete il ghiaccio nei vostri cuori. Come possiamo cambiare il mondo con un cuore libero” dove trasmette la saggezza millenaria della sua cultura agli occidentali.

Angaangaw e il suo libro

Angaangaw e il suo libro

Piccoli grandi passi che invertono la tendenza ma che non bastano per sostenere questo popolo, aiutarlo a ritrovarsi, a rinsaldare i legami con le proprie radici e contemporaneamente affrontare la sfida del mondo moderno con speranza e coraggio.

C’erano una volta natura, libertà e pace……..poi arrivò l’uomo bianco e fece scempio di tutto questo.

Davanti al fascino del popolo inuit, alla bellezza della sua filosofia di vita, della sua cultura e davanti alla sua bontà d’animo intrinseca, ci dovremmo inchinare, iniziare seriamente a portargli rispetto, capire e ammettere che la nostra civiltà moderna oltre al benessere ha portato anche innumerevoli problemi e cercare il modo per fermarsi un attimo, imparare e riscoprire da loro uno stile di vita più in sintonia con noi stessi, un ritmo di vita più sostenibile e un maggior contatto, rispetto e “collaborazione” con la natura perché anche l’Uomo ne fa parte.

Lo stesso pensiero va a tutti quei popoli che hanno subito e che stanno subendo lo stesso destino.

LeA

Foto di testata: Villaggio di Tasiilaq  sulla costa Est della Groenlandia, dove rigidità climatiche e isolamento invernale sono più duri che nel resto del Paese.

Dormi, non piangere, tuo padre è a caccia e non vuole rumori. Non piangere, non spaventare le foche. Dormi, mio piccolo futuro grande cacciatore. 
Ninna Nanna Inuit.

Fonti:
www.corriere.it/esteri
www.kailas.it
www.greenland-guide.dk
it.wikipedia.org
www.groenlandia.it
www.icewisdom.com

 


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