Articoli / Attualità - Arte- Informazione - Cultura

In un Paese dove tutte le manifestazioni della natura sono estreme: notte polare, sole di mezzanotte, aurore boreali, nomi che evocano visioni uniche, fatate, magiche ma dove anche le condizioni di vita sono estreme a causa delle temperature rigidissime, dei ghiacci, dell’isolamento.

Si tratta della Groenlandia, l’isola più grande del mondo.

Non ci sono mai stata ma ho visto tempo fa un documentario che mi ha interessata, incuriosita e portata a leggere di usi e costumi del popolo che abita questa terra. Ho scoperto curiosità, arte e una filosofia di vita eccezionale.

In Groenlandia vive il popolo degli Inuit (presente anche in Canada e Alaska) che significa “uomini”, “popolo degli uomini” o “uomini vivi adesso”. Sono più comunemente conosciuti  come Eschimesi (“fabbricanti di racchette da neve” oppure “mangiatori di carne cruda”) nome dato loro dai nativi americani per indicare genericamente i popoli della zona artica. Di fatto questo appellativo è sbagliato e loro stessi non lo amano, considerandolo dispregiativo.

Gli Inuit sono aperti e ospitali nei confronti di tutti i visitatori; è un popolo mite, altruista  e pacifico, al punto che in passato per risolvere le loro piccole dispute interne si sfidavano “a colpi” di danza, durante la quale 2 persone “rivali”, a turno cantavano e ballavano al suono di tamburi, facendo muovere l’addome e cercando di ridicolizzare l’avversario. Chi provocava più risate e riceveva più applausi vinceva e lo sconfitto si arrendeva pacificamente. Il massimo della malignità si esprimeva fra le varie famiglie per motivi di sopravvivenza; prima di una battuta di caccia venivano preparate delle piccole statuine di buon auspicio per se stessi e di cattivo auspicio per i cacciatori concorrenti.

La loro filosofia, semplice ma estremamente libera e rispettosa è sempre stata quella di vivere in piena comunione con la natura e di seguire il ritmo delle stagioni.

Essi non danno importanza né al passato, né al futuro ma al presente. Non si chiedono da dove proveniamo e non si angosciano circa il destino, il futuro e il nostro scopo sulla Terra, ma pensano e si adoperano per il loro benessere nel presente.

Nella loro società non esiste il concetto di possesso, la proprietà in genere è collettiva e fra i vari villaggi esiste una grande solidarietà. Non hanno capi e fino a non troppo tempo fa veniva semplicemente consultato e ascoltato il più anziano del villaggio. I bambini sono molto seguiti e la loro educazione considerata importantissima; tuttavia, non esiste il concetto di punizione e castigo, perciò essi sono liberi, senza inibizioni o limiti imposti.

Le loro principali fonti di sostentamento sono la caccia su slitte trainate da cani e la pesca (soprattutto foche, narvali, orsi polari e caribù), alle quali oggi si è aggiunto il turismo.

Greenland_kayak_seal_hunter_Kulusuk-2006- flickrcom

……………………..

seguirà la 2a e ultima puntata. 

LeA

Fonti: 
www.corriere.it/esteri
www.kailas.it
www.greenland-guide.dk
it.wikipedia.org
www.groenlandia.it
http://icewisdom.com/
Fonte immagini: commons.wikimedia.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *