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Il tempo che passa inesorabile, il consumarsi della vita nell’attesa di qualcos’altro, la solitudine degli Uomini, temi importanti trasposti in parole e musica da due grandi artisti “reciprocamente amati” in Italia e in Francia: lo scrittore Dino Buzzati nel suo romanzo “Il Deserto dei Tartari” e il cantautore franco-belga Jacques Brel che ha interpretato il libro nella sua canzone “Zangra”.

Buzzati (1906-1972), scrittore, pittore, poeta e giornalista pubblicò “Il Deserto dei Tartari” nel 1940 e questo segnò la sua consacrazione tra i grandi scrittori italiani del Novecento. Nel 1949 il romanzo uscì in Francia e riscosse un notevole successo. Oltralpe Buzzati godrà sempre di un vasto riconoscimento, ne pubblicheranno anche l’Opera Omnia.

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Dino Buzzati

Secondo le sue stesse parole, Buzzati trasse l’ispirazione per “Il Deserto dei Tartari”: “…. dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva”.

Il romanzo racconta infatti la storia dell’Ufficiale Giovanni Drogo assegnato alla Fortezza Bastiani, ultimo avamposto che domina un’ immensa e selvaggia pianura desertica, ai confini di un Regno immaginario. Una volta luogo di incursioni e di grandi battaglie, la Fortezza non riveste più nessun ruolo strategico e i militari che ci vivono sono sorretti da un’unica speranza: vedere apparire contro ogni aspettativa il Nemico, i Tartari, combatterli e diventare eroi.
Drogo presterà trent’anni di servizio presso la Fortezza, sempre diviso tra la voglia di andarsene e l’attrazione che esercitano su di lui le rassicuranti e pigre abitudini e la speranza di una futura gloria. Ma nell’attesa della “grande occasione” i mesi, poi gli anni trascorrono e la sua vita si consuma, solitaria.
Drogo si ammala e mentre è costretto a letto, in punto di morte, accade all’improvviso ciò che avrebbe giustificato tutta la vita trascorsa alla Fortezza, ciò che avrebbe dato un senso agli anni buttati via al confine e avrebbe dimostrato il suo valore: il Nemico alle porte, la guerra contro il Regno, ma per lui ormai è troppo tardi.

Alcuni significativi passaggi del libro:
“L’ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno [la gloria]. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita.”

“Eppure il tempo soffiava; senza curarsi degli uomini passava su e giù per il mondo mortificando le cose belle; e nessuno riusciva a sfuggirgli, nemmeno i bambini appena nati, ancora sprovvisti di nome.”

“Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza.”

“Gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangano sempre lontani; se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.”

Jacques Brel, cantautore, poeta, attore e regista teatrale nacque a Bruxelles nel 1929 ma visse la maggior parte della sua vita a Parigi. Ad oggi è considerato uno dei più grandi ed influenti compositori e poeti del novecento per l’espressività e la profondità dei suoi testi. In Italia ha condizionato in maniera diffusa e persuasiva il gusto dei nostri cantautori e non solo nelle traduzioni dei suoi testi ma soprattutto in quello stile della parola cantata tipico di autori come Paoli, Gaber, De André, Guccini, Vecchioni e altri ancora.

Nelle sue canzoni Brel parla di amore, di spiritualità e della società in maniera diretta, cruda, lucida e disincantata, a volte con sottile e amara ironia, altre con malinconia ma anche con vivacità, ritmo ed allegria. E’ sempre stato un anticonformista, anticlericale, politicamente scorretto, arrabbiato, pungente e pertanto scomodo ma nello stesso tempo esprimeva dolcezza, romanticismo, profondità d’animo, simpatica autoironia ed una grande attenzione verso i più deboli e gli emarginati.

Per quattro anni, dal 1973 al 1977 si ritira alle Isole Marchesi, in Polinesia francese. Muore a Parigi nel 1978 e viene sepolto nella sua amata Polinesia, a pochi metri dal pittore francese Paul Gauguin.

Nel 1962, Brel incide “Zangra”, ispirandosi appunto a “Il Deserto dei Tartari” di Buzzati. Come nel libro anche nella canzone si ritrovano i temi del tempo che passa, della solitudine, della routine che appiattisce, logora e consuma la vita, del coraggio nel fare delle scelte determinanti per la propria esistenza, dell’inutilità della vita stessa, ma si sente anche una forte opposizione alla guerra e alle Istituzioni militari.

Nel testo di Brel, il protagonista si presenta: “Mi chiamo Zangra e sono Tenente nella fortezza di Belonzio che domina la pianura da dove il nemico verrà e mi farà diventare eroe……”.
Nella durata di 5 strofe i gradi che il tenente acquisisce facendo carriera, scandiscono il passare degli anni fino a ritrovarsi : “……. un Generale troppo vecchio, ho lasciato Belonzio che domina la pianura, il nemico è arrivato e non sarò mai un eroe.”

Una grande unione quindi, d’intenti fra artisti e di forme d’arte, senza frontiere.

Fra l’altro, nel 1976 Valerio Zurlini girò l’omonimo film tratto dal romanzo di Buzzati, aggregando così anche l’arte cinematografica.

Purtroppo non sembrano esserci video della canzone Zangra. Avrei voluto farvela sentire come del resto numerosissime altre composizioni di Jacques Brel che fanno venire i brividi per la loro bellezza, anche interpretate in italiano.

Ho scelto di farvi ascoltare “Quand on a que l’amour” (Quando si ha soltanto l’amore) scritta nel 1956, perché questo video è uno dei pochi “live”, durante un concerto del 1963, con il testo tradotto e perché questo brano stupendo parla d’amore ma soprattutto è un inno ed un’ esortazione alla Pace.

LeA

“Dove le parole finiscono, inizia la musica” – Heinrich Heine (1797-1856), poeta tedesco

Fonti:
ondarock.it
fr.wikipedia.org

Foto di testata di Arad Mojtahedi — Personal picture - en.wikipedia - Cittadella di Bam in Iran dove sono stati girati alcuni esterni del Film Il Deserto dei Tartari di V. Zurlini.

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