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L’Arte attraverso foto e dipinti è uno strumento d’informazione, l’Arte attraverso l’espressione di sé stessi è strumento di libertà; per un Popolo, quello palestinese, in guerra da decenni, segregato e confinato in un pezzo di terra dietro un muro di 700 km, l’Arte, per l’esattezza la Street Art significa rivendicare i propri diritti, affermare la propria identità, urlare la voglia ed il bisogno di libertà.

Nella striscia di Gaza e in Cisgiordania da sempre i muri sono stati utilizzati come fogli di carta sui quali, con disegni e scritte, lanciare messaggi politici o di altro genere, mobilitare la popolazione, fare propaganda politica.

Da circa una decina d’anni, l’esempio di famosi Street Artists come l’inglese Banksy, gli italiani Ericalcaine, Blu ed altri, recatisi in Palestina per sostenere la causa di questo Paese, hanno stimolato la popolazione, soprattutto giovani e bambini, ad usare i murales non solo per lanciare messaggi provocatori nei confronti del governo israeliano ma anche per combattere, armati di stencil, bombolette spray, colori ed immaginazione contro la loro mancanza di libertà, di orizzonti e aria.

Banksy è stato uno dei primi ad andarci, nel 2005. In Cisgiordania, e a Gaza (non più tardi di qualche mese fa), l’Artista britannico ha lasciato numerose testimonianze di solidarietà nei confronti del popolo palestinese per attirare l’attenzione, con disegni e trompe-l’oeil, sulla condizione drammatica in cui vivono queste persone.

Ed ecco che questa forma d’arte, bistrattata, vietata, osteggiata e considerata “vandalismo” diventa uno strumento efficacissimo per colorare vite e muri grigi, per evadere con la fantasia da una realtà durissima, per reagire e cercare un senso di libertà e di speranza.

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Graffiti realizzato da Banksy a Gaza, nel 2015. In merito ha detto: “Un uomo del posto è venuto da me e mi ha domandato ‘Scusa, cosa significa?’ Io gli ho spiegato che avrei voluto mostrare la distruzione di Gaza postando foto sul mio sito, ma su internet la gente guarda solo foto di gattini.” (www.dailybest.it – Simone Stefanini – 27/02/2015)

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Un’altra delle quattro opere portate a termine da Banksy a Gaza nel 2015

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Fonti fotografiche:
www.chometemporary.it
www.orizzontiblog.it-Patrick Colgan
www.banksyworldblogspot.it
www.antennedipace.org-Anahi Ayala Iacucci
www.queidue.it


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